Caccia al cinghiale, se va va se non va non importa

In Lombardia via libera alla caccia ai cinghiali causa “emergenza cinghiali”. La mozione approvata ieri (5 febbraio), il cui primo firmatario è Francesco Ghiroldi (Lega), la soluzione è sempre la stessa: la caccia.

Si spera in questo modo (peccato che sia stato verificato più volte che questa libera caccia spara-spara non porta a nulla) di ridurre la popolazione di questa specie robusta e decisamente prolifica. E si spesa, ma non lo si dice, che non aumentino le vittime (quelle umane) che ogni stagione di caccia a qualsiasi cosa porta con sè. Peggio degli incidenti in autostrada.

Ancora una volta un’istituzione seppur totalmente impreparata ad affrontare e risolvere il problema delicato del rapporto di coabitazione tra fauna selvatica ed esseri umani, decide di non affidarsi ad un pool di esperti.

A che servono d’altra parte tutti quei biologi, etologi, ricercatori, professori universitari che da vent’anni studiano le popolazioni di cinghiale e che hanno sviluppato misure efficaci, evolute e non cruente per contenerne il numero?

Le mie parole non contano molto. Ci tengo invece a dare spazio a un’oasi di pace, nel novarese, che di animali ne sa qualcosa: il rifugio Miletta.

Il Rifugio Miletta si trova costretto per l’ennesima volta a richiamare il mondo politico al senso di responsabilità:

“La mozione approvata […] pone delle richieste molto precise e importanti per affrontare in maniera che sia davvero efficace la situazione”, recita il comunicato. Quali?

L’introduzione dell’operatore faunistico volontario, figura non prevista dalla legge nazionale 157/92
Cioè si permetterebbe ad un cacciatore, frequentando un apposito corso, di continuare a sparare ai cinghiali oltre i termini della stagione venatoria.
Estendere l’abbattimento del cinghiale anche nelle ore successive all’imbrunire, al di fuori degli orari e dei giorni previsti ordinariamente per la caccia.
Col fortissimo rischio di aumentare anche le persone ammazzate dall’attività venatoria: già ora i cacciatori si sparano tra loro e colpiscono ignari passanti in pieno giorno, figuriamoci senza luce ed aumentando i giorni consentiti. Inoltre fanno scappare i turisti dalle zone escursionistiche ed i comuni cittadini dai boschi perché è troppo rischioso frequentarli, fatti già documentati dai quotidiani durante la stagione venatoria appena conclusa.
Aggirare il parere dell’Ispra perché “tradizionalmente” si arrocca “su posizioni contrarie ogni qual volta si parli di contenimento della fauna infestante o nociva, anche in situazioni emergenziali”.
Cioè l’Ispra rilascia pareri tecnici, con cognizione di causa e basandosi sulle leggi esistenti, che non incontrano i gusti dei cacciatori.
L’introduzione dell’arco come arma “ecologica” per ammazzare i cinghiali.
Possibile che i consiglieri regionali, volendo affrontare il problema dei danni causati dai cinghiali alle colture e gli incidenti stradali, non abbiano letto neppure mezza delle decine di ricerche* pubblicate negli ultimi 15 anni che affermano che cacciare cinghiali non solo sia inutile, se l’obiettivo è il contenimento della specie, ma contribuisca addirittura ad aumentarne la popolazione?

“L’unica spiegazione che ci diamo – afferma Alessandra Motta, fondatrice del Rifugio Miletta – “è che l’obiettivo sia in realtà accontentare una nicchia di elettori che si diverte ad uccidere animali che non possono difendersi, che vuole solamente sparare di più, mantenendo l’emergenza senza mai effettivamente risolverla”.

“Riguardo all’uso dell’arco come metodo ecologico per l’abbattimento – aggiunge Francesco Castaldo, responsabile delle campagne dell’associazione – all’inizio della scorsa stagione venatoria avevamo documentato in un video la morte dei cinghiali uccisi durante l’attività venatoria. La maggior parte delle persone pensa che con un proiettile l’animale muoia sul colpo, senza dolore, senza neppure accorgersene. Ebbene, non è così: si accascia, è impaurito, sofferente, continua a cercare di scappare correndo anche da fermo finché dopo decine di interminabili secondi, muore. Figuriamoci con una freccia”. http://bit.ly/come-muore-un-cinghiale

Anche la città di Roma sceglie la strada degli abbattimenti per allontanare i cinghiali dalle periferie. A Roma però sarebbe sufficiente una corretta gestione dei rifiuti per fare in modo che i cinghiali non si avvicinino più alla ricerca di cibo.

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