La Venezia dei pesci morti

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imagesConfesso che fa impressione. Anche a una veneziana come la sottoscritta, abituata a canali non proprio limpidi e a effluvi di “freschin”.

In questi giorni la moria di piccoli pesci è ben visibile in quasi tutti i canali di Venezia. Galleggiano a pancia in su in un’acqua dal colore verde-marron scuro. Te ne accorgi non appena lasci piazzale Roma alle spalle, oltrepassi il ponte dei Papadopoli e percorri le fondamenta del centro storico. Ne hanno già raccolte 5 tonnellate.

Loro galleggiano ignari e senza vita. Mentre l’Arpa (l’agenzia per l’ambiente) accusa le alghe Ulva, Gracilaria e Agardhiella che sono proliferata in modo abbondante ” a causa del particolare andamento meteorologico della scorsa primavera ed inizio estate, con abbondanti precipitazioni prima e caldo anomalo poi”.

E mentre la Procura della Repubblica ha deciso di aprire un’indagine affiancando il Comune  nella ricerca delle cause della grave moria di varie specie non solo di pesci e crostacei ma, denuncia l’associazione vegetariana di Venezia, anche di gabbiani e “pantegane”.

Gianfranco Bettin, che a Venezia è assessore all’ambiente, è comunque preoccupato e spiega: “C’è, in ogni caso, un aspetto generale che desta preoccupazione, ed è lo stato di stress che l’intero ecosistema manifesta da tempo, a causa di fattori globali (come il mutamento climatico in corso) e di fattori prettamente locali (le modificazioni della morfologia, i cambiamenti delle correnti, la qualità ambientale di certe aree, gli effetti sistemici di tali mutamenti). Fenomeni particolari, come le ondate di calore o il persistere di temperature elevate, possono rappresentare delle aggravanti, esattamente come altre circostanze, ad esempio il dilavare in laguna, grazie alle continue piogge dei mesi scorsi, di nutrienti che possono aver prodotto un’abnorme fioritura algale e, quindi, con il caldo e la putrescenza, aver accentuato l’anossia e la morìa dei pesci”.

Venezia non è nuova,  d’estate, a fenomeni estremi. Non dimenticherò mai il luglio del 1988: ci nacque il mio secondo figlio e fummo costretti a fuggire dalla laguna rincorsi da milioni e milioni di chironomidi (una specie di zanzarine) che ricoprivano i soffitti delle camere, mi ci appiccicavano addosso, stramazzavano a terra la mattina seguente. Quando non entravano in casa vagavano apparentemente felici in dense nuvole grigie, fra calli e campielli. E nei canali le alghe galleggiavano nauseabonde.

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