Le cucce dei vitellini

il

Ungheria, aprile. In auto nei villaggi che circondano Pecs. Lo sguardo si posa su un campo, non tanto grande.

E’ ricoperto di strane cucce, rifugi, box, non so come chiamarli. Metto la retromarcia, torno a vedere. Mi fermo davanti al cancello. Dentro a quella cuccia c’è un vitellino, avrà qualche giorno di vita. Forse una settimana.

E’ bianco e nero, le gambine fragili, gli occhioni spalancati sul mondo. E’ appena stat0 strappato via alla sua mamma. Ha pianto tutte le sue lacrime. Ha unito le sue urla a quelle dei piccoli compagni di sventura che abitano ognuna di queste cucce, tombe prima della morte.

Lui volge lo sguardo verso di me e continua a mangiare.  Ignaro, forse rassegnato. Nonostante tutto il suo sguardo, che incrocia il mio, è fiducioso e pieno di speranze.

Non riesco a prendere la macchina fotografica. Non so che fare. Ogni muscolo del corpo mi si è bloccato. Anche il cuore sembra fermarsi. Metto la prima e riparto. Con le lacrime agli occhi.

La cuccia di quel vitellino è uguale a queste qui sotto, fotografate negli Stati Uniti in un allevamento intensivo.

cucce

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