Orsi, lupi, linci…e noi

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Paola Peresin
Paola Peresin

“Sai qual è la cosa che mi fa più infuriare quando sento parlare di orsi da catturare come quella povera Daniza in Trentino? Oppure quando leggo le parole di chi vorrebbe i lupi fuori dalla Lessinia? O ancora qui in Cansiglio quando sento dei cervi da decimare perché sarebbero troppi?

Mi fa infuriare il fatto che mai come in questi anni, dalla metà dell’Ottocento, possiamo godere di una presenza così ampia di ungulati e grandi predatori. Non sappiamo rendere grazia a questi animali”.

Paola Peresin non è una donna facile da arginare quando parla di animali. Anzi di fauna selvatica. Veneziana puro sangue, zoologa, componente della direzione scientifica di Legambiente nazionale, Peresin si è sempre occupata di fauna selvatica.

Ha cominciato con un censimento a tappeto delle volpi del Friuli Venezia Giulia, negli anni Ottanta, ha proseguito con quello dei cervi in Cansiglio all’alba del Duemila, ha partecipato al progetto di contenimento dei cinghiali giunti alle porte di Berlino.

Segue da sempre il ritorno dell’orso in Trentino e in Veneto, quello del lupo e della lince che si rivede anche in Cansiglio.

E’ sempre stata critica Peresin sull’approccio della Provincia di Trento nei confronti di Daniza, l’orsa che a Ferragosto non aveva gradito che un cercatore di funghi si fosse fermato a sbirciare i suoi orsetti. E l’ha ferito. E che poi è stata uccisa con una dose letale (errata?) di anestetico che sarebbe servito per catturarla.

“Affermare che Daniza era problematica, come è stato fatto”, spiega, “significa andare contro tutti i parametri biologici della specie. Questa era un’orsa che è stata portata in Trentino dalla Slovenia e che aveva ormai 18 anni. La problematicità dà segnali etologici molto chiari.

Possibile che nessuno se ne fosse accorto prima? In questo caso le ipotesi sono due: Daniza ha difeso i suoi orsacchiotti nel solo modo che conosce, cioè aggredendo l’intruso sprovveduto; oppure c’erano già segnali di problematicità che gli esperti, per ragioni che non conosco, non hanno voluto divulgare. L’aver ucciso Daniza significa ridurre la percentuale di sopravvivenza dei suoi piccoli e dar fianco a chi spara sul progetto di reintroduzione”.

orsa_danizaParlare di biologia dell’orso è anche conoscere i suoi comportamenti. Anche se siamo semplici gitanti nei boschi o cercatori di funghi dovremmo essere informati.

Un rapporto del Parco Adamello Brenta , dicembre 2013, riporta i dati di 300 interviste fatte ad altrettante persone che in questi anni nei boschi del Trentino hanno incontrato un orso.

La domanda era questa: come ha reagito l’orso? La reazione più violenta è stata una sola: una zampata stizzita sulla neve. Il 35% degli altri, alla vista dell’umano, si è allontanato con calma; il 25% lo ha fatto in fretta e furia; l’11% si è fermato qualche secondo a curiosare.

Un comportamento ben noto agli zoologi svedesi che, armati di radio e gps, vanno in giro per i boschi alla ricerca di un orso con il solo scopo di studiare come reagisce all’incontro con loro.

Ma non è uno scherzo reintrodurre grandi predatori in territori fortemente antropizzati come i nostri.

“Ogni progetto di reintroduzione ha parametri e indicazioni ben precise. Non siamo nel nord Europa o nel Wyoming: anche lì i lupi sono stati riportati, ma quelle sono aree con scarsa presenza umana. Qui l’impatto antropico è notevole. Non possiamo limitarci al monitoraggio dei predatori, ma anche considerarli un volano meraviglioso per creare un contesto culturale e scientifico che non esiste più.

Fa parte del mestiere di zoologo fare un’informazione corretta alla popolazione per sconfiggere emozioni inutili, paure ancestrali e credenze assurde. E nel nome della biodiversità, insegnare a convivere con una natura che ha le sue leggi e che non ha timore di noi. Va avanti per la sua strada e noi siamo solo parte di un ingranaggio che non possiamo dominare.

CerviIl problema è che gestire una specie significa anche governare il territorio: in Veneto abbiamo dimostrato di non saperlo o volerlo fare. Di essere bandieruola di ogni vento, stretti fra animalisti estremi e cacciatori ai quali interessa solo sparare. E’ una questione culturale e scientifica. Prendi i cervi del Cansiglio o i cinghiali dei Colli Euganei.

Vogliamo contenerli, ma, diciamocelo, sappiamo davvero quanti sono? Come è composta la popolazione? Quanti adulti ci sono? Quante femmine in età riproduttiva? No, oggi non lo sappiamo. Da 15 anni non ci sono più dati certi e complessivi né per i cervi, né per i cinghiali e neppure per le volpi. Quelli che esistono sono solo delle associazioni venatorie.

Senza dati ogni intervento non ha basi scientifiche. E’ campato in aria. Cosa facciamo allora? Ogni tanto spariamo nel mucchio. Nel senso reale del termine. Con nessun risultato gestionale e solo inutile sofferenza”.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. gattamarilena ha detto:

    Io non sono zoologa ne tantomeno esperta in zoologia ma penso sempre che questa gente (vedi provincia e ministri vari) NULLA sanno della Natura, nè degli animali tutti, quindi le loro ordinanze e disposizioni sono dettate solo dalla convenienza e dalle vere o presunte “esigenze” dell’uomo.

    "Mi piace"

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