Traffico dei cuccioli, un’indagine dei veterinari italiani

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Nonostante il filo spinato, le barriere anti rifugiati, i confini quasi ripristinati, il traffico dei cuccioli dai paesi europei, in prima fila Ungheria e Slovacchia, continua senza sosta.

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Pochissimo è cambiato da un anno e mezzo fa quando andai in Ungheria, con il fotoreporter Aldo Pavan, per realizzare un reportage per la trasmissione Rai Cronache Animali (il video è qui sotto).

Alcuni elementi utili e dati per aggiornare il quadro arrivano da una ricerca finanziata dal Ministero della Salute e condotta nei primi mesi del 2015 dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise: “La movimentazione degli animali da compagnia: impatto su salute pubblica e benessere animale”.

L’obiettivo era quello di capire qualche cosa di più proprio in merito alle movimentazioni commerciali dei cani in ingresso in Italia.

Pecs

L’indagine è stata condotta con questionari on-line che hanno coinvolto sia i medici veterinari del sistema sanitario nazionale che quei liberi professionisti che si occupano della clinica degli animali d’affezione.

Anche la Fnovi, la Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari, ha svolto un ruolo attivo nel progetto collaborando allo sviluppo e alla distribuzione dei questionari destinati ai liberi professionisti. Alcune tabelle e note sono state pubblicate anche sul numero di maggio 2015 del mensile della Federazione, 30Giorni.

La ricerca ha raccolto 47 questionari da parte di veterinari dei Servizi veterinari e delle Asl e 524 da parte dei liberi professionisti, provenienti da tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda le irregolarità riscontrate, il 59% dei veterinari Asl ha indicato di avere riscontrato anomalie all’atto dell’iscrizione in anagrafe nei cani provenienti dall’estero. La problematica principale è stata quella dell’irregolarità rispetto all’età degli animali: era spesso inferiore a quella minima indispensabile per la vendita o per il trasporto; in alcuni casi non c’era corrispondenza tra quella dichiarata sul passaporto e l’età reale o presunta.

A conferma dell’ampia diffusione di cuccioli che arrivano non da allevamenti italiani ma dall’estero c’è questo dato: ben l’88% dei veterinari liberi professionisti ha dichiarato di avere visitato cuccioli di provenienza estera nell’ambito della propria professione. Il numero di cani provenienti dall’estero visitati nel 2014 dai veterinari italiani che hanno compilato il questionario è di 9905.

Il questionario indagava anche la prevalenza di cuccioli di provenienza estera con un’età stimata inferiore ai 3 mesi: l’86% dei liberi professionisti che hanno risposto al questionario ha visitato cuccioli di provenienza estera di età stimata inferiore ai 3 mesi.

La situazione appare lievemente migliore per quanto riguarda l’identificazione dei cani. Quasi la metà dei veterinari ha dichiarato che gli animali avevano il microchip al momento della visita e soltanto un quinto dei professionisti ha detto di avere riscontrato prevalenze di non-identificazione superiori al 40%.

La tratta dei cuccioli di razza per Rai 2, in onda su Cronache Animali from aldo pavan on Vimeo.

Al momento della prima visita, per il 70% delle risposte, tutti i cani di provenienza estera avevano il passaporto. Ma nel 48% dei casi sono state riscontrate alcune irregolarità. Come si è detto prima, una delle irregolarità più diffuse è la non corrispondenza tra l’età reale o presunta del cucciolo e l’età dichiarata sui documenti ufficiali.

Secondo la ricerca, lo stato di salute dei cuccioli visitati è risultato essere tutto sommato accettabile, anche se, in occasione della prima visita, l’81,5% dei cani provenienti dall’estero presentavano malattie infettive o infestive. Soprattutto infestazioni da endoparassiti gastrointestinali, infezioni delle vie respiratorie, coccidiosi e parvovirosi .

La ricerca ha indagato anche la provenienza dei cani introdotti in Italia. La stragrande maggioranza dei cuccioli sembra confermare la provenienza da Paesi dell’Est Europa, soprattutto da Repubblica Slovacca, Ungheria e Romania (per i veterinari Asl) e Ungheria, Romania e Repubblica Ceca per i liberi professionisti.

Con una domanda a risposta multipla, ai medici veterinari liberi professionisti è stato chiesto di esprimere un parere personale riguardo le azioni ritenute indispensabili per ostacolare il traffico illegale di cani. Uniformazione e intensificazione dei controlli e un maggiore coordinamento tra le autorità sia a livello nazionale che extranazionale, per i veterinari sono gli ambiti sui quali gli interventi dovrebbero concentrarsi.

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