La sofferenza (e la salvezza) degli astici

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Gli astici e le aragoste soffrono? Guardatele sui banchi delle pescherie in questi giorni che corrono verso il Natale.

Più sono vive, più costano. Più muovono inermi le antenne, più sono “appetibili” perché dovranno morire solo nel momento in cui toccheranno l’acqua bollente. Su quel ghiaccio, con quelle chele legate, la sofferenza verso la morte sarà ancora più forte.

Che stress e sofferenza ci sia in quelle creature, lo ha scritto ancora nel 2007 l’Istituto zooprofilattico della Lombardia: “Seppure sia dibattuto se i crostacei provino dolore, in attesa dei risultati di approfonditi e
specifici studi, sarebbe opportuno comportarsi sulla base del ragionevole dubbio che essi ne provino”.

astice-americano

Per alcuni biologi, quando vengono immerse ancora vive nell’acqua bollente le aragoste soffrono, così come fanno i granchi e gli altri crostacei.

La scoperta, due anni fa, dei biologi Elwood e Barry Magee, dell’irlandese Queen’s School of Biological Sciences, pubblicata sul Journal of Experimental Biology, spiega come i crostacei possono provare ed esprimere un’autentica sofferenza.

Gli stessi ricercatori  avevano osservato questa sofferenza  in passato studiando gamberi e paguri. L’esperimento è stato condotto su decine di granchi comuni che, sottoposti ad una piccola scossa elettrica, hanno cercato di evitare la seconda nascondendosi: per gli autori della ricerca è un comportamento che smentisce decisamente quanto si è creduto finora, ossia che i crostacei non provassero dolore.

A pochi giorni dalle Feste di Natale e di fine anno,  ecco allora una storia a lieto fine per due Astici che non finiranno in pentola e soprattutto contribuiranno a sottrarre alla stessa penosa fine altri analoghi crostacei.

Proprio in queste ora la LAV, in collaborazione con  VeganOK Animal Guardian, sta trasferendo due Astici vivi che il supermercato Conad di Corciano, in provincia di Perugia, ha rinunciato a mettere in vendita in seguito alle proteste della LAV perugina.

L’associazione ha anche ottenuto  dal Direttore Generale Alberto Giraldo l’impegno a non mettere più in commercio questi crostacei presso il supermercato. Una bella vittoria.

“Tenere gli Astici vivi e con le chele legate, in un ambiente estraneo al loro habitat e privandoli di ogni comportamento naturale, per metterli in vendita e destinarli a morte certa nell’acqua bollente di una pentola, è una violenza inaccettabile – spiega Graziella Gori, responsabile della LAV di Perugia – Apprezziamo l’impegno del Direttore Generale della Conad di Corciano a rinunciare al commercio di questi crostacei e ci auguriamo che altri supermercati possano fare questa scelta di civiltà e di responsabilità”.

I due Astici (che sono americani e che non possono essere rilasciati in mare), da oggi avranno un’altra vita, in una struttura d’accoglienza

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. paulinawar ha detto:

    La notizia è confortante, io sto impegnandomi a fare qualcosa per la vendita di astici presso il centro commerciale Ipercoop di Genova.
    Mi domando sempre perchè bisogna fare studi per capire se un animale prova dolore!!! Io credo che tutti gli esseri viventi lo provino e pensare che un astice messo in acqua bollente o sul ghiaccio non soffra, è da pazzi!
    Come sempre se le persone non li comprassero, non si porrebbe il problema.. go veg!

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  2. marilena2946 ha detto:

    concordo con paulinawar che non servono gli studi per provare la sofferenza di un essere vivente! Da sempre non compro astici o aragoste ne per natale ne negli altri periodi dell’anno.

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