Un’Arca per traghettare la Terra nel futuro

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Ogni giorno il pianeta Terra perde circa 50 specie. E’ minacciato il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli.

aquila di mare coda bianc
aquila di mare coda bianc

Ogni giorno, la velocità  con la quale si estinguono animali e vegetali è cento volte superiore di quanto non sia mai successo nella storia dell’umanità. E la prima causa è la perdita di habitat naturali.

Quindici, forse vent’anni ci restano, ammoniscono gli esperti,  per fermare il declino della biodiversità e scongiurare l’estinzione di massa. Compresa quella della nostra specie.

Gli sforzi fin qui fatti per conservare le specie, per farle riprodurre nei moderni parchi zoologici, per reimmetterle quando possibile in natura, tutti questi sforzi potrebbero non essere sufficienti per salvare la biodiversità della terra.

Cammello Battriana
Cammello di Battriana

E la colpa è solo nostra. Perché distruggiamo l’unica cosa che davvero può conservare le specie: l’habitat naturale.

Ne sembra convinto Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo,oltre 40 ettari sulle colline moreniche del veronese che ospitano 250 specie. Molte delle quali a grave rischio di estinzione.

Tanto convinto è Avesani che ha annunciato che si batterà in prima persona perché anche l’Italia possa dotarsi di una banca genetica dove conservare, e tramandare alle generazioni future, i genotipi delle specie a rischio di estinzione.

Giovane Ibis

“Giorno dopo giorno”, spiega Avesani, “stiamo perdendo non solo molte specie animali e vegetali , ma anche la diversità individuale degli animali. Il patrimonio genetico necessario per conservare davvero la specie”.

L’obiettivo è quello di mettere insieme istituti universitari (come l’ateneo di Padova che già ospita l’unica banca genetica italiana dei cetacei), fondazioni e l’Ispra.

Il desiderio di realizzare un’arca di Noè moderna per salvare piante e animali dall’estinzione, è comune ad altri centri che si occupano di animali. Proprio nella consapevolezza che siamo ormai vicini al punto di non ritorno per molte specie.

Ha fatto scuola, ormai dieci anni fa, il Frozen Ark Project voluto da una coppia  di Nottingham in Inghilterra: Bryan Clarke, morto nel 2014, e sua moglie Ann.

tigre

Fu nel 2005 che Bryan e Ann diedero il via a un laboratorio scientifico dove vengono letteralmente congelati il dna e le cellule delle specie in via d’estinzione.

Il laboratorio oggi collabora con 22 strutture fra cui parchi zoologici,  università e centri di ricerca in tutto il mondo e  ha raccolto il patrimonio genetico di 48mila esemplari appartenenti a 5.500 specie diverse.

Toccherà alle generazioni future decidere se e cosa riportare in vita.

A noi tocca non distruggere e là dove possibile conservare. In tutti i modi possibili. Anche nei parchi zoologici.

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