Al macello senza pietà: inchiesta al confine con la Turchia

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900.000 pecore, 850,000 bovini e 5.000 capre sono state trasportate dall’UE in Turchia fra il 2010 e il 2015.

Per il 2016 l’UE prevede che questi numeri cresceranno ulteriormente.

Animal Welfare Foundation (Germania) e Tierschutzbund Zürich (Svizzera), supportati anche da Compassion in World Farming, hanno effettuato ispezioni al confine turco a Kapikule. Il 70% dei camion con animali vivi controllati (provenienti anche dall’Italia) violano il regolamento europeo 1/2005.

Tutti i carichi provenienti dall’Italia ispezionati violavano il regolamento. Dal nostro Paese esportazioni quadruplicate fra il 2014 e il 2015.

I risultati delle ispezioni del trasporto di animali al confine turco a Kapikule sono riassunti in un dossier di 1000 pagine.

Sono stati ispezionati un totale di 352 camion con animali, di cui 247 violavano uno o più punti del regolamento europeo sul trasporto.

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“Non si tratta di eventi casuali relativi a singole aziende di trasporto, ma di violazioni sistematiche. Nessuno dei 13 Stati Membri dell’UE da cui provengono gli animali ha i dati in regola”, critica Lesley Moffat, ispettrice di Eyes on Animals , sostenendo che “l’UE è consapevole di questo grave problema ma sta a guardare mentre gli Stati Membri seguono le intenzioni politiche dei loro governi di esportare le proprie eccedenze di animali”.

Dopo una crescita delle esportazioni del 39% nel 2015 rispetto al 2014, l’UE prevede un ulteriore incremento del trasporto degli animali verso la Turchia.

“La nostra investigazione, realizzata in 5 anni, prova che non è stata adottata nessuna misura concreta per creare un’infrastruttura per tale commercio”, rimarca Lesley Moffat.

 © Eyes on Animals, TSB|AWF)

“Quindi, per esempio, non ci sono stalli per scaricare e nutrire gli animali. Dopo aver attraversato il confine, l’UE non è più competente per il controllo dei carichi di animali e per il sanzionamento di coloro che violano la normativa in caso di infrazioni. L’UE resta in disparte come se fosse completamente impotente, ma in realtà potrebbe fermare questo commercio.”

Le organizzazioni di protezione animale rimproverano all’UE e agli Stati Membri di tollerare e inviare questi trasporti che rappresentano delle torture nonostante la violazione sistematica delle leggi, solo per interessi economici.

 © Eyes on Animals, TSB|AWF)

“Il commercio è premeditato e le tragiche conseguenze per gli animali possono essere rilevate ogni giorno in questi trasporti a lunga distanza attraverso i confini esterni dell’UE”, denuncia Iris Baumgärtner, ispettrice di TSB|AWF.

“Violazioni dei tempi di guida, piani di viaggio irrealistici, dichiarazioni false sulle pause per il riposo, temperature estreme, mancanza di riserve d’acqua e cibo, sovraccarico di animali, spazio insufficiente per il capo degli animali, lettiere mancanti e conducenti non formati sono all’origine di questi trasporti della tortura. Feriti, morenti, malati e partorienti questi animali sono lasciati al loro destino. Gli animali morti spesso rimangono a bordo dei camion fino a destinazione.”

Nel 2015 la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il regolamento europeo per il trasporto è valido e deve essere rispettato dai camion con animali vivi dal luogo di partenza fino al luogo di destinazione, anche se quest’ultimo si trova in un paese non europeo.

 © Eyes on Animals, TSB|AWF)

“L’esportazione di animali vivi oltre i confini europei non è soltanto una violazione sistematica del regolamento europeo sul trasporto 1/2005, ma anche dell’Articolo 13 del Trattato di Lisbona, secondo il quale i requisiti del benessere degli animali in quanto esseri senzienti devono essere tenuti pienamente in conto” dice Iris Baumgärtner sintetizzando i risultati dello studio di lungo periodo.

Le ragioni che stanno dietro a questo tipo di trasporti sono gli interessi dell’UE di dare sollievo al mercato interno di animali da allevamento cercando di mantenere i prezzi stabili. Dopo anni di negoziati, nel 2010 l’UE ha infine convinto la Turchia a comprare animali europei.

“Chiediamo la fine dei trasporti di animali vivi dall’UE verso la Turchia. Nessuno fra la Commissione Europea, gli Stati Membri, le autorità turche o gli esportatori e importatori ha intenzione di assicurare che questi trasporti siano condotti in conformità con la legge” spiegano le associazioni. “E’ un commercio che viene condotto illegalmente, e per questo deve essere fermato”.

 © Eyes on Animals, TSB|AWF)

Dall’Italia nel 2015, secondo statistiche sull’export UE, sono partiti oltre 4000 animali, nel 2014 erano meno di 1000. Dei 6 carichi ispezionati durante l’indagine 6 infrangevano il regolamento per diversi motivi. La situazione è già stata comounicata allle autorità competenti.

“I risultati delle inchieste condotte dai colleghi di Eyes on Animals e TSB|AWF – commenta Anna Maria Pisapia, direttrice di CIWF Italia mostrano tutta la crudeltà delle esportazioni di animali vivi in Turchia.

Come CIWF Italia chiediamo al Governo del nostro paese che si schieri in sede europea per la fine di questo barbaro commercio. Gli animali italiani esportati in Turchia sono ancora “pochi”, ma sempre troppi. I cittadini possono unirsi alla nostra richiesta firmando una petizione sul nostro sito. ”

 © Eyes on Animals, TSB|AWF)

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