Sento dunque sogno

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copertina FilippiGli animali ridono? Se lo domanda Derrida mentre la gatta lo sta guardando nudo nel bagno di casa.

Sì gli animali ridono. Sorridono, irridono, deridono. Gli animali quando possono anche si ribellano. Fuggono, corrono, volgono lo sguardo altrove. Lontano dall’umano.

Sì gli animali ridono. E anche sognano. Cosa? Probabilmente non lo sapremo mai.

Sappiamo poco o nulla degli animali quando sono svegli, ci guardano, ci seguono, si sottomettono, muoiono per noi. Figuriamoci se possiamo entrare nei loro sogni.

Eppure sarebbe proprio il sogno il “luogo” giusto per potersi avvicinare con rispetto agli animali. “Per sfiorarli senza mettere in atto processi di cattura, per farci catturare dei loro sfioramementi” scrive Massimo Filippi nel suo ultimo libro edito da Ortica “Sento dunque sogno. Frammenti di liberazione animale”.

Di Massimo Filippi abbiamo già parlato. Filippi è un docente di neurologia che non perde mai l’occasione per partire dal suo sapere e dalla sua scienza per indagare il mondo animale.

In modo sottile, complesso, profondamente filosofico. Proprio per un’esigenza dell’autore che si ripropone in ogni suo scritto: fondare (o rifondare) l’animalismo su solide basi filosofiche.

Comprendendo anche qualche critica a certo antispecismo – come filosofia dell’identità e della differenza – che tende a dividere totalmente gli animali dall’animale-umano. Nel tentativo di pensare senza categorie o classificazioni definite.

Filippi attraversa il pensiero animale in un qualche modo anche evitando (inevitabilmente) di dare risposte certe. O di sondare con lo sguardo e la parola, direbbe Montale, ogni lato della questione.

Ma nel tentativo, sempre denso di desiderio, di invitare l’umano a riprendere il dialogo abbandonato con gli animali.

La filosofia è il cuore e l’anima anche di questo piccolo libro che muove pensieri e azioni partendo proprio dal sogno. Quello egli umani e quello degli animali. E dai sogni scritti e non scritti di Adorno.

E al sogno aggiunge alcune tracce di ricerca. Domande (tante) e risposte (quelle che possono esserci).

Così non si può evitare di domandarsi dove vada a finire la felicità dei cuccioli e con questa tutto l’immenso dolore degli animali.

Così come chiedersi come “abitano” i luoghi gli animali: “Coi loro corpi/onde gli animali attraversano l’interno e lo tracciano, lo irradiano, lo marcano. E l’intorno traccia, segna, inscrive i loro corpi”.

Si arriva, passo dopo passo, frammento e immagine dopo frammento e immagine, a chiedersi come e perché gli umani vedano gli animali solo quando vengono uccisi.

E si continua con lo stupore di rendersi conto fino in fondo di quanto  l’umano sia arrivato a separarsi dal resto del vivente. Più dagli animali che dalla natura si direbbe. Forse perché la natura ti risparmia lo sguardo.

Perché l’animale-umano non riesce a “stendersi a terra, far girare intorno lo sguardo, drizzare le orecchie, allungare le dita, affinare le narici per percepire il pullulare della vita altra, l’ininterrotto mormorare di altre intelligenze, di altre menti?. Possibile che riusciamo a vedere solo ciò che abbiamo ucciso?”

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. marilenameo ha detto:

    Non sono esperta né tanto meno filosofa, ho solo un grande amore per gli animali e sono convinta che finché non riprenderemo il dialogo con essi non ci sarà salvezza per l’umanità.

    "Mi piace"

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