Il futuro incerto dei primati

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Più della metà delle scimmie, dei lemuri e lori del mondo sono a rischio di estinzione.

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A causa dell’agricoltura intensiva, delle attività industriali che distruggono habitat e foreste, ma anche per colpa della caccia e del commercio illegale.

Nella valutazione più desolante di primati fino ad oggi, gli ambientalisti hanno scoperto che il 60% delle specie selvatiche sono a rischio estinzione, con tre quarti di queste già in declino costante.

L’emergenza, di cui ha dato conto nei giorni scorsi con un ampio articolo il quotidiano inglese The Guardian, mette in dubbio il futuro di circa 300 specie di primati, tra cui gorilla, scimpanzé, gibboni, uistitì, tarsi, lemuri e lori.

Anthony Rylands, un ricercatore che ha contribuito a compilare un rapporto con gli ultimi dati, si è detto “inorridito” dal quadro cupo uscito dallo studio.

Rylands ha detto al Guardian che “il mondo sarà presto di fronte ad un importante evento di estinzione se un’azione efficace non è verrà presa quanto prima.”

L’impatto più drammatico sui primati è venuto dalla crescita agricola. Dal 1990 al 2010 ha cancellato 1,5 milioni di chilometri quadrati di habitat dei primati, una superficie tre volte più grande della Francia.

A Sumatra e Borneo, la distruzione delle foreste per la coltivazione di palma da olio ha portato al grave declino delle popolazioni di orango.

In Cina, l’espansione delle piantagioni di alberi della gomma ha portato alla quasi estinzione del gibbone dalle guance bianche, del gibbone crestato nord e di quello di Hainan, di cui solo circa 30 o animali sopravvivono.

I primati sono diffusi in 90 paesi, ma due terzi delle specie vivono in quattro: Brasile, Madagascar, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Un’importante minaccia ai primati è costituita dalla caccia agli animali selvatici per il consumo di carne: 150.000 primati di 16 specie vengono scambiati ogni anno in Nigeria e Camerun e nel Borneo, tra 2.000 e 3.000 oranghi vengono uccisi per il cibo ogni anno.

Di questa emergenza aveva scritto qualche mese fa anche in National Geographic in un reportage dall’isola di Bioko, nella Guinea equatoriale.

 

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