Nei boschi del Velebit dove convivere con gli orsi si può

Dragica vive in pochi metri quadrati. La stufa accesa anche d’estate. Il soffitto a due metri di altezza.

Milan

Tutto il giorno lavora a maglia e con la lana di vecchi maglioni confeziona guanti e pantofole di lana per tutto il villaggio. Lavora e ascolta la radio.

Vive qui da sola, a Kuterevo, un piccolo villaggio croato che conta non più di 600 abitanti. Campagna e boschi ai piedi della catena del Velebit, là dove nasce la bora, 300 chilometri da Trieste, trenta dal mare di Senj, terra di pirati, 60 dai turistici lagi di Plitvice.

In queste terre vive una popolazione di orsi seconda per numero solo a quelli della Russia.

Dragica non ha paura degli orsi. Quando era giovane e faceva la contadina, aveva un cavallo e si inoltrava spesso in questa fitta foresta. Di orsi ne ha incontrati tanti nella sua vita.

E ogni volta che li vedeva, tornava lentamente sui suoi passi, verso casa. Fanno così tutti i suoi compaesani che spesso si vedono gli alberi di susine  vittime di orsi golosi,

Oppure subiscono qualche incursione nei campi di mais. Ma nessuno, qui che l’orto e le coltivazioni sono spesso necessità e sussistenza, ha pensato mai di uccidere un orso. Quando arrivano nei campi, i contadini aprono piccoli fuochi attorno e gli orsi rinunciano per sempre a quelle visite.

Un paio d’anni fa quando sono andata a Kuterevo per vedere il rifugio per orsi voluto da Ivan – sociologo croato per anni vissuto in Germania e da quindici anni tornato nel suo paese per aprire questo rifugio – la foresta era ricca di cibo e gli orsi durante l’estate erano scesi raramente al villaggio.

Ivan

Avevo chiesto a Ivan perché a Kuterevo le persone non ce l’avevano con gli orsi sebbene ne subiscano spesso le scorribande.

Ridendo Ivan mi aveva detto che “gli orsi croati sono più intelligenti di quelli italiani o francesi” e che si muovono con delicatezza. Poi, più seriamente, aveva aggiunto che qui gli abitanti sono molto religiosi: “Gli orsi sono figli di Dio, proprio come noi. Se Dio li ha creati, noi li rispettiamo. Non possiamo ucciderli”.

A Kuterevo è cultura vivere in mezzo agli orsi. “L’orso qui non è il nemico o un usurpatore come da voi in Italia. Voi vi nutrite di un’idea negativa di questo animale. Voi non lo accettate come abitante di quelli che sono sì i vostri boschi ma sono anche i loro. Sono i boschi degli orsi. Voi avete perso ogni legame con la natura. Bisogna cambiare il modo di pensare: chi conosce e chi capisce gli orsi li accetta e impara a condividere lo spazio”.

Condivisione, comprensione, conoscenza. Lo sa bene Milan Jandric, 75 anni, che fa il pastore da sempre. Vive solo a Gorici, pochi chilometri da Kuterevo,  un villaggio con 7 famiglie che un tempo era abitato da serbi e croati insieme e che con la guerra degli anni ‘Novanta si è completamnente svuotato.

Milan

Milan vive qui con il suo gregge di pecore e i suoi cani da pastore, razza Sharplanina. Di giorno le pecore stanno al pascolo, di sera vengono richiamate e rinchiuse nell’ovile. I cani non le lasciano mai. Meglio non rischiare.

Gli alberi di susine luccicano di carte argentate. “Per difendere i frutti dagli orsi golosi” spiega ridendo Milan che degli orsi non ha paura.

“Perché mai dovrei? L’orso non è un animale aggressivo. Dipende dal nostro atteggiamento. Se non si sente minacciato, se ne va per la sua strada. Tutti noi lo sappiamo. E difendiamo pecore e frutteti come facevano mio nonno e il nonno di mio nonno”.

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