Venezia, non cacciate i gatti dall’ospedale

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gatto_civileLa grande entrata, i chiostri, i porticati antichi, i giardinetti, le calli, gli scaloni e i corridoi che sembrano sale da ballo.

E’ un ospedale particolare il “Civile” di Venezia, a San Giovanni e Paolo. Per quella secolare storia d’arte e religione che ha alle spalle. E pure perché ad abitarlo non sono solo medici, infermieri e pazienti. Ma anche una grande colonia di gattoni.

Li incontri ovunque. Al riparo dei portici quando piove, distesi sui masegni delle corte quando c’è il primo sole, di fronte alle entrate dei reparti in attesa di coccole e carezze.

Ce ne saranno una quarantina, tutti con un loro nome. Principessa, Perla, Ranocchio, Dora, Pallina, Tosca. Ognuno ha una propria personalità e storia e una grande carica di energia positiva da donare ai tanti degenti che, soprattutto nei mesi estivi, frequentano le zone all’aperto dell’Ospedale.

In molti ricordano Teo, uno stupendo gattone, che ha vissuto per una decina d’anni appena fuori il reparto di psichiatria e che ha avuto la magica sensibilità di saper confortare i pazienti più problematici, tanto da meritarsi il soprannome de “il primario”.

Negli anni Ottanta, senza un adeguato controllo delle nascite, la colonia felina crebbe troppo. Fu così che la Direzione ospedaliera chiese la collaborazione della Dingo di Venezia, concedendo anche in comodato un piccolo magazzino al piano terra, quantomai prezioso per il momentaneo ricovero dei mici sotto cura medica.

Questa scelta consentì un’ottima convivenza per la colonia felina, regolarmente censita e riconosciuta, che vive tutt’oggi – curata, nutrita e seguita con affetto – in questa area protetta.

Ora c’è il concreto rischio che l’ULSS allontani gran parte dei gatti lì presenti.

Ecco perché un gruppo di cittadini e la stessa Dingo hanno lanciato una petizione e nei prossimi giorni invieranno al direttore generale dell’ULSS veneziana, al sindaco e all’assessore all’Ambiente del Comune oltre 2.000 firme, raccolte spontaneamente in poco tempo, quasi esclusivamente nell’ambito ospedaliero, tra il personale che vi lavora e gli utenti dell’ospedale.

Tutti chiedono di salvaguardare la colonia dei gatti. A lasciarli in quella che da sempre è la loro casa. Una casa dove vivono in pace, senza disturbare nessuno.

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