Il maiale non fa la rivoluzione

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L’albatro può volare ininterrottamente per dieci anni riuscendo a dormire in volo, senza mai atterrare, con le due metà del cervello che si spengono a turno.

albatro

I castori sono in grado di abbattere alberi di ampio diametro in meno di un’ora e sono abilissimi pescatori.

Le piovre sono campionesse di mimetismo e spesso si fingono animali diversi, serpenti o scorpioni, ma anche alghe.

Albatro, castoro e piovra posseggono tre capacità che l’animale-uomo non ha.

Quindi, è proprio vero che la capacità di formulare un pensiero (la nostra) sia migliore del mimetismo della piovra o della resistenza dell’albatro? Perché mai allora l’Homo sapiens dovrebbe essere migliore delle altre specie?

ar_701E’ questo uno degli assunti da cui prende le mosse il manifesto per un antispecismo debole che il giovane filosofo (animalista) Leonardo Caffo ha racchiuso nel libro  “Il maiale non fa la rivoluzione”, appena pubblicato da Sonda.

In oltre 120 pagine Caffo compie un viaggio filosofico – a tratti anche politico – che attraversa i movimenti e le tesi dei diritti degli animali, fa le pulci allo specismo (ma anche a un certo antispecismo), denuncia l’ambiguità del diritto che contemporaneamente prevede posizioni di salvaguardia degli animali e sancisce la normalità della mattanza animale che ben conosciamo (come si possono  mettere insieme la legge 20 luglio 2004 contro ogni uccisione “inutile” di animali e la volontà di perpetuare uccisioni e sfruttamento? che tipo di etica può essere questa?)

Caffo ha ben chiaro il suo obiettivo che è tutt’altro che “debole”.

Il suo (non solo suo) è un antispecismo che “contrasta l’idea che si possa  usare come una ‘cosa’ un individuo solo perché è di un’altra specie”. Il primo e quasi unico obiettivo di questo antispecismo è quindi la fine della violenza istituzionalizzata contro gli animali non umani.

Perché non possono essere dimenticati i 50 miliardi di animali che vengono uccisi in un anno.

Uccisi per essere mangiati, indossati, usati per la ricerca scientifica o, se fortunati, messi dietro le sbarre di uno zoo oppure esposti alla berlina in un circo.

Chi ignora tutto questo, avverte il filosofo, forse è felice e inconsapevole perché vive pensando che i peggiori dei mali siano oggi superati e che, nonostante tutto, la nostra vita sia una vita innanzitutto morale.
Purtroppo si sbaglia di grosso.

L’antispecismo di Caffo potrebbe anche profumare di utopia che non si fosse in tanti a essere consapevoli che così non è.

Che una nuova strada di convivenza va costruita. Che bisogna muoversi verso un’idea di umanità che non investa, come oggi succede, con raggio distruttivo ogni aspetto della natura.

Un’idea di umanità, scrive Caffo, che passando proprio dalla liberazione dell’animalità – ritrovandosi gli animali che dunque siamo –   forse potrà conquistare una liberazione complessiva.

Qualunque cosa essa sia.

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