Roadkill, selvaggi o abbandonati con un unico destino: morire lungo le strade

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9788898186020“Quanti sono quelli che rallentano, quanti sono disposti a fermarsi, per non investire un animale e quanto deve essere grande l’animale perché questo avvenga? Dico così perché per me la questione è iniziata a porsi quando abitavo già da un po’ di tempo in  un podere alle pendici di monte Giovi, dove per raggiungere casa si percorrevano 2 km di sterrato. In certe stagioni la strada era invasa di rane.

Avanzando a velocità elevata non le si distingueva dai sassi. Ci ho messo tempo a capire. A fare lo slalom, e a fermarmi, a scendere per allontanarle con il piede.

Quanta fretta vale la vita di una rana? Molto tempo dopo ho imparato a fermarmi non per evitare i vivi ma per documentare i morti”.

Nei giorni dell’abbandono in massa degli animali domestici, mi sono trovata fra le mani il libro di Michele Speranza “Danni collaterali. Roadkill, edizioni Montaonda.

Settanta pagine che documentano la strage degli animali sulle nostre strade, nell’immane sforzo di nascondere le emozioni dietro l’obiettivo della macchina. Di lasciare a lei il compito della denuncia. E pure le lacrime.

C’è il cagnone che non sembra un randagio con quell’aria così paciona e casalinga. Ha finito di vivere sulla litoranea ionico-salentina.

Ci sono poi la civetta, chissà come finita sull’A1, il leprotto investito sulla strada che da Arese va a Lainate nell’hinterland milanese, il tasso trovato sulla Statale 67 dopo Carbonile, il ghiro lungo una provinciale nell’alto Mugello. E ancora volpi, topi, bisce, uccellini, ricci,piccioni gatti.

Una strage silenziosa che lacera il cuore.

Mentre la speranza ha le sembianze di una chiocciola che cerca affannosamente e lentamente di attraversare una strada trafficata. L’autore la vede all’andata. La rivede al ritorno, questa volta sulla sua corsia. Non esita un momento e scende dalla macchina e traghetta la fortunata sull’altra sponda.

Restano senza risposta le domande fondamentali che Speranza affida a questo libro coraggioso e alla fine non così duro in queste immagini rubate alla vita che fu.

Quanti rischiano, quanti rischierebbero  la vita per non rischiare di mettere fine alla vita di un altro? Uomini, d’accordo, ma animali?

C’è chi muore per salvare un gattino e chi lo uccide per non affrontare l’impegno di dargli da mangiare.

Ma sulla strada, dove comandano i riflessi? Riesco a immaginare cosa sia una strada per chi la deve attraversare anche se non è un umano?

Chi siamo noi che dove mettiamo piede il mondo scompare?

Un commento Aggiungi il tuo

  1. marilenaluna ha detto:

    Chi è al volante corre, sempre, troppo. Sia che si vada al lavoro o a divertirsi, inoltre si fuma, si parla al cellulare, qualcuna si trucca. E allora cosa volete che sia se si schiaccia un micio, si da una botta al cagnolino, si passa sopra a un riccio? Il gatto amatissimo di una mia cara amica è stato arrotato nel parcheggio dietro casa…Sono forse esagerata ma continuo a pensare che l’essere umano (?) è l’animale più pericoloso che abita questa Terra.

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