Geox e Lav: insieme senza pelliccia

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Il muso fuori dalla tana...pericoloso
Il muso fuori dalla tana...pericoloso

Geox, azienda leader nel settore calzature e abbigliamento, in questi giorni ha dato il via a una vera rivoluzione: diventa ora più virtuosa grazie all’ adesione allo Standard Internazionale Fur Free coordinato in Italia dalla LAV.

A partire dalla collezione autunno-inverno 2013/14, l’azienda di Montebelluna, nel trevigiano, non utilizzerà più pellicce animali.

Una decisione che segna un deciso avanzamento delle scelte stilistiche dell’azienda trevigiana  in termini di maggiore sostenibilità ambientale e di rispetto verso gli animali.

Niente più pellicce quindi, neppure quelle di cane-procione (conosciuto come Murmasky) e di coniglio, presenti nelle precedenti collezioni, con un conseguente significativo e positivo impatto per la tutela di questi animali.

Cane Procione
Cane Procione

L’effetto pelliccia si otterrà utilizzando prodotti tessili alternativi: in commercio esistono già materiali (fibre sintetiche ma anche vegetali) che replicano con estrema accuratezza la pelliccia vera assicurando anche una filiera produttiva più ecologica.

lavCon l’adesione allo Standard, il brand Geox è stato così inserito nell’elenco delle aziende virtuose e pubblicato sul sito tematico della LAV  e sul portale Fur Free .

Il cane-procione, che per esigenze commerciali è chiamato Murmasky (e spesso “spacciato” per procione) non è nient’altro che un Canide quindi parente della volpe, del lupo, del coyote e anche del nostro migliore amico, il cane domestico.

Le pelli di questi animali arrivano sul mercato europeo prevalentemente dalla Cina; qui gli animali, sono trasportati nei mercati all’ingrosso dove le grandi compagnie vanno ad acquistare le pelli, vengono storditi con ripetuti colpi alla testa inferti con un bastone, oppure schiacciati a terra con violenza, come già denunciato dalla LAV.

La pelliccia di coniglio non è  un semplice sottoprodotto dell’industria della carne: milioni di conigli vengono allevati nel mondo esclusivamente per la pelliccia, come le razze Rex bianco, castoro e cincillà.

conigli_allevamentoAnche dai conigli allevati per l’alimentazione umana si ricavano pelli ma meno “pregiate”. E anche per questi animali, i metodi di allevamento ed uccisione non assicurano l’assenza di sofferenze.

Secondo i dati della Lav, l’85% della produzione mondiale di pellicce, deriva da animali appositamente nati e cresciuti in allevamenti intensivi e dislocati prevalentemente in Europa (che detiene circa il 60% della produzione mondiale di pelli), ma anche in Cina (25% della produzione mondiale), Stati Uniti (poco più del 5%), Canada (4%), Russia (3%) e altri Paesi.

Un business basato sulle sofferenze di almeno 70 milioni di animali ogni anno.

Le specie allevate in Europa sono il visone, la volpe, il cane-procione (Murmasky), il cincillà.

In Italia sono ancora attivi meno di 20 allevamenti che causano la morte di oltre 150mila visoni all’anno.

visone3In Europa l’allevamento di animali “da pelliccia” è un’attività in declino e sempre più Paesi stanno adottando provvedimenti normativi non solo restrittivi e disincentivanti, bensì veri e propri provvedimenti di messa al bando, come già fatto da:

Inghilterra (2000, divieto per tutti gli animali);

Irlanda del Nord (2003, divieto per tutti gli animali);

Scozia (2003, divieto per tutti gli animali);

Austria (2004, divieto per tutti gli animali);

Croazia (2007, divieto per tutti gli animali effettivo dal 2017);

Bosnia (2009, divieto per tutti gli animali effettivo dal 2018);

Danimarca (2009, volpi effettivo dal 2024);

Slovenia (2013, divieto per tutti gli animali effettivo dal 2015).

linceLe catture in natura rappresentano il 15% dell’approvvigionamento mondiale di pellicce (circa 10 milioni di animali).

Tra le specie più perseguitate ci sono: la lince, la lontra, il procione (orsetto lavatore), il cane procione, la foca, il coyote, l’opossum, il topo muschiato, la donnola e molte altre.

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