Quei cavalli che nessuno vuole più

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Nina_Occhio_4001-300x231La scorsa settimana il World Horse Welfare ha tenuto la propria conferenza annuale a Londra. Un appuntamento dal titolo significativo: Horses in the Next Generation .

Tra gli interventi, ha fatto molto scalpore  la riflessione della principessa Anna, presidente di WHW, ripresa da tutte le principali testate giornalistiche, anche in Italia: in un passaggio chiave del suo intervento, infatti, ha dichiarato che incentivare il consumo di carne equina potrebbe tradursi in un bene per gli stessi cavalli.

La Principessa ha spiegato che in Inghilterra ci sono oggi oltre 7000 i cavalli a rischio di abbandono, a causa della crisi e dell’impossibilità per i proprietari di mantenerli: il rilancio del commercio di carne di cavallo darebbe agli animali un maggior valore finanziario e pertanto i proprietari sarebbero indotti ad averne cura, piuttosto che ad abbandonarli.

Non sono poche le associazioni, anche italiane, che si sono schierate contro il regale ragionamento. Prima fra tutte l’Italian Horse Protection.

“Ci sono due aspetti fondamentali che cambiano completamente lo scenario” spiegano all’associazione italiana, ” e che un’associazione blasonata come il WHW non può dimenticare. Sotto il profilo etico, stiamo parlando di esseri senzienti e non di prodotti: il che ci dovrebbe impedire di basare il ragionamento solo sull’utilizzo, e quindi sulla scelta del “minore dei mali” quando usarli non è più possibile e bisogna sbarazzarsene.

trasporto_cavalliGuardando invece agli standard di benessere, la realtà dei fatti ha già smentito in partenza l’ipotesi su cui si basa il ragionamento della Principessa: infatti, nei Paesi dove il consumo di carne equina è alto ed il prezzo superiore a quello di altre carni (Italia su tutti in Europa, ma anche Francia, Belgio, e poi Russia, Canada, Messico), non c’è alcuna evidenza che i cavalli siano trattati meglio rispetto ai Paesi dove il consumo è basso o inesistente.

Le strade per evitare il disastro a cui assistiamo oggi sono altre (del resto, alcune di queste già praticate da anni con merito dal World Horse Welfare): disincentivare gli allevamenti, responsabilizzare i proprietari, istituire procedure di abilitazione al possesso di equidi previo superamento di esami, punire i maltrattamenti e gli abbandoni con leggi più severe, avere un’anagrafe vera e trasparente e un database europeo unico degli equidi che li renda tracciabili, vietare la macellazione e porre fine alla commistione tra cavalli sportivi e cavalli da macello“.

Concordo totalmente con l’IHP. La questione purtroppo è aperta e di difficile soluzione. Lo è sempre stato. Solo che prima della crisi facevamo finta di nulla, perché i numeri erano decisamente inferiori.

Di cavalli non come prodotti ma esseri senzienti si parlerà anche a Padova, venerdì sera (29 novembre) all’hotel Mantegna, ore 21
, con l’europarlamentare Andrea Zanoni e la responsabile della Lav Equidi, Nadia Zurlo. Anche in questo caso al centro ci sono i cavalli che nessuno vuole più.

Quelli a fine carriera, quelli che i proprietari non voglio o non possono più mantenere, quelli ammalati e non più “utilizzabili”, quelli che non sono abbastanza bravi da produrre reddito. Un mondo composto da migliaia di creature.

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