Visoni da armadio

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Visoni in gabbia
Visoni in gabbia

Di nuovo in piazza per dire No alle pellicce: sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre (con replica il 7 e 8 dicembre) la LAV sarà nelle principali piazze italiane per chiedere il divieto di allevamento di animali per la produzione di pellicce.

In piazza per sostenere la proposta di legge (Senato S.62 Silvana Amati – PD – Camera C.288 Michela V. Brambilla – PDL) che chiede di vietare l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali per la principale finalità di ottenere pellicce (ma anche pelle, al fine di prevenire il possibile sviluppo di allevamenti di animai esotici per la produzione di pelle “pregiata” utilizzata dall’industria del lusso).

Ai tavoli LAV si potranno firmare le cartoline dirette ai 25 senatori e 43 deputati membri rispettivamente della Commissione Sanità al Senato e della Commissione Agricoltura alla Camera, che per primi dovranno esprimersi sulla proposta di legge della LAV.

Il testo ricalca quello presentato nel 2011, il cui iter ha subìto un arresto a causa del cambio del Governo, anche selo scenario è decisamente diverso rispetto a due anni fa: in Europa sono aumentati i Paesi che hanno definitivamente vietato questa attività – dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV campagna Pellicce – mentre in Italia sta aumentando il numero di allevamenti”.

Negli ultimi due anni, infatti, l’industria europea della produzione di pellicce è stata oggetto di numerose iniziative di contestazione che hanno coinvolto cittadini e istituzioni. Il risultato più importante è stato raggiunto in Olanda, (il secondo produttore in Europa e terzo al mondo di pelli di visone, con oltre 5 milioni di animali appositamente allevati all’anno), dove lo scorso dicembre il Senato dell’Aia, preso atto della incompatibilità di questa forma di allevamento con il rispetto delle minime esigenze etologiche dei visoni, ha approvato la legge che dal 2024 farà chiudere i quasi 200 allevamenti olandesi.

visone3In Italia invece il numero di allevamenti di visoni sta aumentando:“l’associazione di categoria degli allevatori ha concentrato le sue forze sulla promozione di questo primitivo business, che oggi vede attivi 20 allevamenti e altri 2 prossimi all’apertura, con un totale di circa 200.000 animali all’anno”.

Il testo proposto dalla LAV prevede anche l’impegno alla promozione di attività economiche alternative, un regime di sanzioni che includono la reclusione da 3 a 18 mesi per chi contravviene al divieto, e la multa da 1.000 a 5.000 euro per ogni animale allevato. Reclusione da quattro mesi a due anni, con la multa da euro 1.000 a euro 5.000 per ciascun animale, per chi invece esporta, sfrutta economicamente, trasporta, cede o riceve pelli o pellicce di animali appositamente allevati, catturati e uccisi in Italia.

Prevista anche la possibilità di “riscattare” gli animali presenti negli allevamenti all’entrata in vigore del bando e di reinserirli in natura nell’ambito di progetti di recupero concordati con i Ministeri dell’Ambiente e della Salute.

I tempi per l’abbandono dell’uso di pellicce animali sono maturi: lo dimostrano l’accresciuta sensibilità dei cittadini, l’83% dei quali si è dichiarato contrario alle pellicce (Rapporto Italia Eurispes 2011), e l’aumento delle aziende che aderiscono allo standard Fur Free”.

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