Foche in Adriatico: dopo Adriana, le ricerche e gli studi continuano

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Adriana, la foca di Pola, è morta di morte naturale. Eccola in questa foto che la ritrae a poche ore dalla morte.

Adriana_morta

I primi risultati delle analisi autoptiche confermano che aveva almeno vent’anni (un’età ragguardevole per una foca)  e una patologia alle vie respiratorie che, dalle osservazioni dirette probabilmente era presente già da oltre un anno

Domenica nella città istriana che aveva adottato e protetto Adriana per molti anni, Jasna Antolovic, leader del Gruppo Foca Monaca croato, ed Emanuele Coppola, responsabile del Gruppo Foca Monaca Italia, hanno fornito queste  prime informazioni disponibili sulle analisi che sono ancora in corso di svolgimento.

In questi ultimi mesi, Adriana – che era controllata quotidianamente – era deperita giorno dopo giorno. Non solo quindi per una questione di vecchiaia come molti giornali hanno scritto la scorsa settimana.

Adriana_morta1“La vecchiaia – spiega Emanuele Coppola – non è concessa agli animali selvatici. Questa è una fase della vita tipicamente umana e forse possibile anche per alcuni animali domestici o comunque per animali che vivano in condizioni di cattività.

In natura un animale che per qualsiasi ragione e a qualsiasi età perda, anche solo temporaneamente, la capacità di badare in tutto e per tutto a se stesso è destinato inesorabilmente alla morte. Stando alle nostre osservazioni , questa femmina adulta di foca monaca non poteva avere meno di venti anni, una età ragguardevole per una specie che si conosce ancora molto poco, ed era perfettamente efficiente ed attiva fino allo scorso mese di Maggio.”

Di fronte  a questi primi risultati viene spontanea la domanda se si fosse potuto in qualche modo curarla.

“Un intervento veterinario era teoricamente possibile“, spiega Coppola, ” anche se pieno di incertezze, perché avrebbe comportato la cattura dell’animale, con rischi molto seri e immediati per la sua incolumità.Da qui la scelta sofferta di limitarsi a controllarlo e garantire il minimo disturbo da parte dei curiosi”.

Nel corso dell’incontro di domenica, i due studiosi hanno ringraziato le autorità locali e l’organizzazione Natura Istrica per il grande sforzo profuso e tutto il personale addetto che si è dedicato con grande passione ai controlli, intensificati nel corso degli ultimi mesi.  Non meno da ringraziare sono i cittadini di Pola e le migliaia di turisti che hanno osservato l’animale rispettando i limiti e le regole indicate.

Oggi che non c’è più, ci sono mille ragioni per ringraziare ancora Adriana.

In questi anni la foca ha fornito agli studiosi moltissime informazioni sulla vita di questi straordinari abitanti del nostro mare. Informazioni che ora saranno utilizzate per indirizzare al meglio le indagini autoptiche in corso di svolgimento e per le quali si prevede saranno ancora necessari alcuni mesi di approfondimento.

In particolare si ricercheranno conferme sulle attività riproduttive e sulle interazioni di questo esemplare con altri esemplari della stessa specie presenti in zona.

Jasna Antolovic e Emanuele Coppola hanno confermato l’intento di non interrompere il monitoraggio, ma anzi di avviare nuove ricerche in un’area anche più vasta, per garantire la necessaria tutela agli animali presenti nel tratto di mare compreso tra l’Istria meridionale e l’isola di Cherso e non solo, perché è ormai evidente che, soprattutto individui giovani di foca monaca, abbiano un raggio d’azione ben più vasto che comprende anche le coste del Friuli, del Veneto e della Dalmazia.

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