Castradina di Venezia: tradizione contro vegetarianesimo

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La mia vita di vegetariana qualche volta è messa a dura prova dal peso delle tradizioni.

Che spesso sono immolate sull’altare della carne di animali.

Ce ne è una, che si consuma proprio oggi, che non so cosa darei a vederla trasformata in un piatto senza crudeltà per poterla ancora mettere in pentola. Operazione impossibile in questo caso.

Sto parlando della castradina.

Una cinquantina di quintali. Ben cotti, speziati, affumicati. Ecco quanto in pochi giorni i veneziani, rimasti in laguna o emigrati in terraferma, consumeranno in onore dalla Madonna della Salute che si celebra il 21 novembre.
Madonna della salute

In tavola c’è sempre più spesso la castradina. Non solo per chi fa della tradizione un must ma anche per tanti gourmet e perfino qualche turista avezzo ai forti sapori balcanici.

Perché nulla di più della castradina, nella gustosa cucina veneziana, profuma di Dalmazia. Nessun piatto, neppure i risi in cavroman (castrato tagliato a pezzettini), racconta quanto i veneziani siano imbastarditi o ingentiliti dalle popolazioni dalmate e dalle loro tradizioni.

La differenza di oggi è che il cosciotto di montone è di agnello e non viene né dall’Albania e neppure dalla Bosnia, bensì dalla Nuova Zelanda. Unico paese in grado di rifornire una sola città di cosi tanti cosciotti d’agnellone. In un colpo solo e ognuno di un peso attorno a un chilo e mezzo. Una mattanza. Nel nome di una tradizione che risale ai tempi della Peste del 1630 quando quello strano cosciotto fece il suo ingresso in città.

Il cosciotto, speziato secondo ricette segrete e tramandate di macellaio in macellaio, viene lasciato in salamoia con spezie e verdure per due mesi, asciugato al forno e a freddo per almeno per un’intera giornata, affumicato per 8 ore, bollito e ribollito, fatto riposare per un’altra decina di ore e infine servito in zuppa con verze soffocate, cipolle e vino.

Le macellerie veneziane e di terraferma si adeguano alle tavole. La richiesta di castradina aumenta anno dopo anno. A Rialto, cuore nevralgico di questo commercio che dura lo spazio di qualche giorno, le macellerie  ne venderanno centinaia. Tutta ai veneziani e a qualche ristorante coraggioso. In terraferma, oltre il confine di Mestre, la castradina quasi scompare.

Poveri agnelloni. Che pena. Sono felice di annunciare che la tradizione non mi corromperà. Neppure quest’anno.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. gattamarilena ha detto:

    Mi chiedo sempre perchè queste mattanze, come le chiama giustamente Lei, siano sempre in “onore” della Madonna o di qualche santo. E mi chiedo ancora se Loro sarebbero così contenti di vedersi festeggiati con questi che io considero orrori.

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  2. zoelagatta-d ha detto:

    Un breve dibattito su Facebook, mi ha portato in dono una ricetta vegan della castradina. Sostituendo l’agnello con il seitan. Conosco l’autore, quindi mi fido. Ci proverò e vi saprò dire.
    La trovate qui: http://www.veganitalia.com/2009/11/castradina-di-seitan/

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  3. paulinawar ha detto:

    Odio queste tradizioni intoccabili solo perchè ci vanno di mezzo gli animali e non gli esseri cosiddetti umani.

    Se la Madonna esistesse lancerebbe su di loro, durante il banchetto, un fulmine…

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