In quell’uovo di avvoltoio indiano, una speranza di vita

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C’è un piccolo uovo nel nido dell’ avvoltoio indiano al Parco Natura Viva di Bussolengo, a nord di Verona.

E’ stato deposto qualche giorno fa e se tutto va bene fra 45 giorni dovrebbe schiudersi e nascere un piccolo pullo.

Intanto viene costantemente monitorato dai veterinari del parco, grazie a una telecamera nascosta fra gli alberi che immortala i genitori nella cova.

Un pullo di avvoltoio indiano nato a Bussolengo nel 2013

C’è tutto il senso di quello che dovrebbe essere un parco zoologico contemporaneo in quel piccolo uovo. 

Una vita in divenire che già di per sé è un miracolo. Ma che assume un significato ancora più profondo perché sai che quell’uovo è l’unico in Europa.

L’unico di una specie che in natura sta per estinguersi se è vero che di avvoltoi indiani ne rimane solo il 10% della popolazione esistente fino qualche decennio fa.

Nel 2000 l’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) dichiarò che tutte e tre le specie di avvoltoio indiano, presente in gran parte dell’Asia, erano a grave rischio di estinzione. La comunità scientifica indiana si rivolse ai colleghi di altri paesi per individuare le cause della catastrofe.

Presto si scoprì che le tre specie di avvoltoi stavano morendo perché si nutrivano di carcasse di animali trattati con il diclofenac, un analgesico leggero.

Dopo averlo assunto per decenni, nei primi anni ’90 gli indiani avevano cominciato a usarlo per alleviare le sofferenze dei loro animali.

Un pullo di avvoltoio indiano nato a Bussolengo nel 2013

Ma tutti gli avvoltoi che si erano nutriti di animali trattati con diclofenac svilupparono la gotta viscerale, un’insufficienza renale incurabile che provoca una cristallizzazione diffusa nei loro organi interni. La morte arrivava nel giro di poche settimane.

Il Parco Natura Viva ospita la colonia più importante d’Europa di avvoltoio indiano. Agli esperti del Parco si affida la comunità scientifica internazionale per salvare la specie: nel 2013 sono stati ben due gli avvoltoi indiani nati a Bussolengo. Sono quelli che vedete in queste foto.

Al di là delle polemiche contro i parchi zoologici (fra i quali andrebbe fatta sempre una distinzione caso per caso), al di là dell’esigenza di scindere l’aspetto emotivo e morale da quello scientifico (quando si parla di animali), la nascita di quel pulcino rappresenterà in se stesso la necessità della conservazione delle specie.

Del ruolo strategico dei parchi zoologici intesi come luogo di ricerca, educazione, informazione. Nel rispetto, e lasciatemelo dire, nell’amore vero nei confronti di tutte le specie animali. Nostra compresa.

Come molti altri parchi italiani, il Natura Viva di Bussolengo ha riaperto le sue porte domenica scorsa, dopo la consueta pausa invernale.

Una riapertura sugellata dal battesimo di una nuova iniziativa, la Fondazione Arca (Animal Research and Conservation in Action) che sarà  lo strumento più adatto ad integrare il lavoro che ha svolto il Parco Natura Viva per quarantasei anni.

“L’esperienza attiva dei visitatori che vedono gli animali ospitati al Parco”, spiega il direttore scientifico Cesare Avesani Zaborra, ” è un passaggio fondamentale per sensibilizzare le coscienze sui problemi che la biodiversità mondiale sta affrontando per resistere al declino. Continueremo instancabilmente a produrre l’informazione necessaria perché il nostro pubblico esca dai nostri cancelli con una maggiore consapevolezza rispetto a quando è entrato.

E divulgheremo con sempre maggiore cura l’impegno e la competenza che i nostri esperti- veterinari, biologi e naturalisti – profondono nei progetti di ricerca, che si svolgono sia nella aree originali degli animali ma anche all’interno del nostro Parco. Senza di esse infatti, non sarebbe possibile portare aiuto alle comunità locali che vivono in luoghi della terra dove la convivenza fra uomo e animali è una guerra giornaliera”.

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