Orme selvagge nei boschi dell’Appennino emiliano: il libro

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Da domani,  7 marzo, sarà in edicola con la Gazzetta di Parma il libro a cui  Davide e Isacco Zerbini, due imprenditori parmensi, hanno lavorato negli ultimi tre anni: Orme selvagge nei boschi dell’Appennino emiliano.

Orme selvagge

Una raccolta speciale che racconta, con duecento immagini, i  boschi dell’Appennino emiliano. E soprattutto i suoi animali. E soprattutto il lupo. Amatissimo.

Ma ci sono tutti gli animali del bosco: tasso, istrice, volpe, cinghiale e poi rampichini, cinciallegre, codibugnoli, pettirosso. Gli imponenti e severi rapaci notturni. I cuccioli di caprioli rannicchiati a terra, timidi e fiduciosi.

Sono due volumi da 120 pagine in vendita in edicola al prezzo speciale di 10 euro ciascuno. Dopo sarà possibile trovare il libro in  libreria.

“E’ forte il mio legame con l’Appennino“, scrive l’etologo Danilo Mainardi nella prefazione di Orme selvagge,” è un mio luogo amatissimo. Lo conosco bene e ho sfogliato le pagine di questo volume e guardato le sue immagini straordinarie, con l’avidità di chi è alla ricerca di qualcosa di famigliare. Da un lato l’ho ritrovato: paesaggio, colori, vegetazione, animali. Dall’altro invece la scoperta e lo stupore di un racconto della natura attraverso immagini stupefacenti, di alta espressione artistica. Un godimento di forme e colori.

Mi piace citare come Guy de Maupassant tratteggiava quel personaggio allora inconsueto e modernissimo che era, nell’ottocento, il fotografo. Lo descriveva: “armato di un occhio, l’apparecchio fotografico, che catturava immagini, atteggiamenti e gesti con rapidità e precisione straordinarie, ma soprattutto dotato di una capacità di penetrazione dei sensi da vero romanziere naturale che, con il fiuto di un cane da caccia, immagazzinava dal mattino alla sera informazioni”.

Davide e Isacco Zerbini sono – è fuor di dubbio – dei “romanzieri naturali”. Il loro “occhio”, certamente, è ben più sofisticato e tecnologico rispetto ai primitivi apparecchi ottocenteschi, ma ciò che affiora chiaramente dal loro lavoro è la capacità di narrazione.

E’ quel coinvolgimento emotivo profondo che una sequenza di immagini sa evocare perché “viste” dalle persone giuste, fissate dai loro sguardi sensibili e competenti.

E i loro occhi diventano i nostri occhi ed empaticamente anche noi partecipiamo all’appassionante viaggio attraverso le immagini e le molte storie che esse ci raccontano”.

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