Una gabbia per conigli al museo della tortura di Lucca

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Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF (Compassion in World Farming Italia) Onlus ha consegnato questa mattina alla direttrice del Museo della Tortura di Lucca, Maria Rosaria Aloi, una gabbia per conigli, a testimoniare quanto questo strumento di tortura, ancora legale e massicciamente usato negli allevamenti nel nostro paese, rappresenti una forma inaccettabile di maltrattamento verso gli animali quali esseri senzienti e debba entrare a far parte dei cimeli di un passato buio come quelli conservati al Museo della Tortura.

L’iniziativa è inoltre sostenuta dalle senatrici del PD Silvana Amati e Manuela Granaiola.

 “Il giorno di oggi rappresenta una pietra miliare per il benessere dei conigli”, dice Annamaria Pisapia: “La gabbia in cui milioni di essi vengono costretti a vivere è stata riconosciuta quale è veramente, uno strumento di costrizione e sofferenza, ed è a pieno titolo entrata a far parte del Museo della Tortura. Ringraziamo di cuore Maria Rosaria Aloi, e il Museo tutto per avere aderito a questa iniziativa simbolica ma fondamentale.”

Il Museo della Tortura da sempre è particolarmente sensibile a tutte le forme di tortura che ancora ingiustamente vengono praticate sul nostro pianeta e per questo ha espresso il proprio appoggio e la propria sintonia con l’iniziativa di CIWF Italia.

La campagna di CIWF Italia, “End the Cage Age”, chiede l’abolizione dell’uso di tutti i tipi di gabbie negli allevamenti. La petizione rivolta alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin e al Parlamento Europeo per chiedere la fine dell’allevamento in gabbia dei conigli ha già raccolto più di 80mila firme: è ancora possibile aderire.

L’Italia è il primo produttore di carne di coniglio in Europa e il secondo a livello mondiale. Secondo i dati FAOstat nel nostro Paese vengono macellati approssimativamente 175 milioni di conigli ogni anno.

La consegna della gabbia ala direttrice del museo della tortura
La consegna della gabbia ala direttrice del museo della tortura

Circa il 99% di questi animali viene allevato in gabbia, in uno spazio inferiore ad un foglio A4: un sistema crudele e primitivo che priva l’animale della sua libertà e della possibilità di esprimere qualsiasi comportamento naturale. Un sistema che non può più avere posto nel 21° secolo.

I conigli sono animali sociali che, in condizioni naturali, vivono in gruppi, scavano tane per nascondersi e allevare i loro piccoli.

Si muovono per lo più correndo o facendo balzi che possono arrivare fino ad 1 metro di altezza. Sfortunatamente, l’allevamento intensivo li confina in gabbie spoglie e squallide, dove passano tutta la loro breve vita.

Già nel 2014 i video-operatori di CIWF hanno visitato alcuni allevamenti di conigli in Italia, scelti a caso. Le agghiaccianti immagini raccolte documentano in maniera inequivocabile la sofferenza di questi animali in gabbia, tra privazione, degrado e malattie.

 “Abbiamo sostenuto con convinzione la campagna End the Age Cage di CIWF contro l’allevamento dei conigli in gabbia”, spiegano  Silvana Amati e Manuela Granaiola, ” le sofferenze degli animali negli allevamenti intensivi, oltre ai frequenti inaccettabili abusi, sono note. Nessun animale dovrebbe essere allevato in quelle condizioni e in assenza di qualsiasi tutela. Il gesto di CIWF è inequivocabile, volto ad accrescere la nostra consapevolezza su metodi anacronistici che devono essere messi al bando al più presto”.

Aggiunge Annamaria Pisapia: “L’Italia è un grande produttore di carne di coniglio, ma il sistema italiano si basa in gran parte sull’allevamento in gabbia, del tutto incompatibile con le più elementari esigenze di benessere animale. E’ urgente dare un giro di vite a questa situazione di permanente maltrattamento e porre fine una volta per tutte all’utilizzo delle gabbie nell’allevamento cunicolo.

Cambiare è possibile: altri paesi europei, dove si sono sviluppati i sistemi a terra, ce lo mostrano. Ognuno di noi può essere protagonista del cambiamento, non consumando più carne proveniente da allevamenti di conigli in gabbia.”

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