Si ricomincia, a sparare

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gazza2Domenica 20 settembre riapre la caccia. Chiuderà il 31 gennaio 2016.

Riapertura ufficiale, visto che molte Regioni hanno voluto le loro care e belle preaperture dove si è sparato a merli, gazze, cornacchie e altri uccelli.

L’unica buona notizia è che  il numero dei nuovi cacciatori è sempre in calo. Dovrebbero essere ormai circa 650mila: un declino inarrestabile dalla fine degli anni ’70 se si pensa che un decennio prima  il numero dei cacciatori italiani era il triplo di quello attuale.

Per il resto sarà una triste stagione come tutte le altre, fra carneficina e ammazzamenti e ferimento fra cacciatori.

La novità è la recente introduzione dell’articolo 21 della legge Europea, che proibisce la cattura di uccelli da utilizzare per i richiami vivi con i mezzi vietati dalla Direttiva Uccelli, tra cui reti, trappole e vischio, rendendo così impossibile la cattura di nuovi animali e avviando di fatto il superamento di questa pratica barbara.

bracconaggio2Ma restano le  procedure d’infrazione da parte dell’UE, inascoltate , la mancanza dei piani di gestione, i casi di bracconaggio (questi dati della Lac sono molto interessanti), le concessioni scandalose di molte regioni al mondo venatorio.

Altra novità dovrebbe essere la decisione del Consiglio dei Ministri di chiusura anticipata dell’attività venatoria il 20 gennaio alle tre specie migratrici tordo bottaccio, cesena e beccaccia (giusto per non incorrere in un’ennesima procedura di infrazione Europea).

Sui calendari venatori e l’elenco di specie cacciabili, il WWF ha chiesto al Governo di intervenire e mettere in atto quel potere sostitutivo straordinario in materia di attività venatoria (previsto dall’ art. 8 comma 4, Legge 5.6.2003 n. 131), con cui il Governo può e deve prendere, al posto delle Regioni, quelle decisioni che le stesse continuano a non attuare, e che l’Europa ci chiede e ci impone.

Lo denuncia il dossier WWF “Natura connection”, nell’ambito della campagna internazionale “Stop ai crimini di natura: l’Italia è ancora terra di bracconaggio, legato ad assurde “tradizioni”.

Nei giorni scorsi nel bresciano è stato denunciato un bracconiere privo di licenza di caccia che in casa aveva oltre duecento uccellini morti spennati nel freezer (tra cui balie nere e usignoli), oltre a richiami acustici vietati e 1.100 cartucce non denunciate.

caccia1Al CRAS, il Centro recupero animali selvatici WWF di Valpredina in provincia di Bergamo sono arrivate nei giorni scorsi due poiane con ferite d’arma da fuoco: le radiografie hanno segnalato la presenza di pallini da caccia nella testa di un esemplare, e nell’ala destra del secondo.

Molti i verbali e sequestri di armi e munizioni ai danni di bracconieri sono stati fatti in Campania dal Nucleo delle guardie WWF di Salerno nelle giornate di preapertura.

Contro questa intensa attività criminale il WWF Italia schiera ogni anno circa 350 Guardie volontarie, impegnate nel combattere questo fenomeno e a vigilare sul rispetto della normativa venatoria, in stretta collaborazione le forze dell’ordine e le altre associazioni ambientaliste e animaliste.

Molte ne schiera anche la Lac, la Lega anticaccia. Ma non basta.

Il WWF chiede a Governo e Parlamento nuove sanzioni penali nella forma di “delitti ” che prevedano pene, sia detentive sia pecuniarie, più severe e realmente adeguate alla gravità delle uccisioni di animali selvatici rari e protetti, delle loro catture illegali e del loro commercio illecito.

Dopo l’inserimento dei “Delitti contro l’ambiente” nel codice penale, di portata storica, manca infatti una parte importante per la tutela della fauna selvatica.

Resta aperta la questione di quelle Regioni che non  si adeguano alle norme europee ed internazionali sull’attività venatoria e la tutela della fauna selvatica.

Anche quest’anno, per esempio, la Regione Lombardia permetterà l’uccisione giornaliera di 20 allodole per cacciatore, ignorando sia il parere Ispra che l’appello delle associazioni ambientaliste.

allodola

La specie, di pochi grammi di peso, in pochi anni ha perso l’80% delle coppie nidificanti in regione mentre la popolazione europea è in continua e costante diminuzione, tanto da essere inserita nell’elenco delle specie europee in declino.

In Abruzzo c’è il rischio che la Regione renda cacciabili cervo e capriolo attraverso le modifiche alla Legge regionale sulla gestione faunistico-venatoria degli ungulati (venendo incontro alle richieste delle associazioni venatorie). 

E in Liguria domenica via libera anche alla caccia al cinghiale, nonostante il parere contrario dell’ISPRA (ma la Regione lo ritiene non vincolante….).

Il caso del Veneto è emblematico, denuncia la Lav. E consente di comprendere alcune delle gravi implicazioni della mancata revisione dei Piani Faunistici Venatori.

In questa Regione, infatti, il piano risale al 2007 e dalla sua scadenza, nel 2012, è stato prorogato più volte, senza subire alcuna modifica. Ciò significa che dal 2007 fino al 2016, per ben nove anni, non è stata svolta alcuna nuova valutazione dell’impatto dell’attività venatoria su questo territorio, né ci si è chiesti se le condizioni previste nel PFVR del 2007 fossero ancora sostenibili per i suoi ecosistemi.

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