Caccia, il solito tragico bilancio

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Si ripete il tragico bollettino di guerra della stagione ufficiale di caccia che si è chiusa ieri domenica 31 gennaio: secondo i dati finora disponibili, ma passibili di incremento, nella stagione 2015/2016 ci sono stati 16 morti e 67 feriti, di cui 15 feriti non cacciatori (3 i minori), per armi da caccia in ambito venatorio. Questi i dati diffusi dall’associazione Vittime della Caccia.

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Un altro dato allarmante è che il 78% dei reati venatori sono commessi da cacciatori, ovvero da persone munite di licenza di caccia o che l’hanno posseduta in passato (FONTE: C.A.B.S., Committee Against Bird Slaughter).

Inoltre, “coerentemente con quanto rilevato precedentemente, il 78% dei reati venatori vengono commessi e scoperti durante la stagione di caccia, mentre solo il 22% nel periodo che va da febbraio ad agosto inclusi.

Nei tre mesi di massima migrazione degli uccelli fra settembre e novembre sono stati perpetrati e riscontrati il 58% di tutti i reati commessi nel corso dei 12 mesi, a dimostrazione del fatto che il bracconaggio in Italia sia ancora legato all’uccellagione, ovvero si sviluppi quando si ha l’opportunità di catturare o abbattere numerose quantità di uccelli”.

Inoltre, sempre secondo i dati rilevati da C.A.B.S., ”i reati venatori si distribuiscono su tutto il territorio nazionale, con 93 province interessate su 110.

La provincia di Brescia si attesta ancora una volta come il principale territorio di bracconaggio italiano con ben il 12% di tutti i casi commessi e riscontrati in Italia”. In provincia di Cagliari (Capoterra, Assemini, ecc.) è stato riscontrato il 4% dei reati, mentre “conseguentemente le regioni che si guadagnano la maglia nera del bracconaggio – ma allo stesso tempo la maglia bianca del più alto tasso di reati scoperti – sono la Campania (18%), la Lombardia (16%), la Calabria (11%), la Sicilia (10%), la Puglia (8%), la Toscana (7%) e la Sardegna (6%)”.

“Un quadro preoccupante – spiega Massimo Vitturi, responsabile nazionale LAV Animali Selvatici – destinato a peggiorare a seguito della dismissione delle polizie provinciali voluta dal Governo Renzi, fatto che comporterà l’azzeramento della vigilanza e repressione dei reati in ambito venatorio, per la gioia di cacciatori e bracconieri”.

“Una stagione di caccia che si chiude solo formalmente – aggiunge– infatti, entro un paio di mesi, cominceranno le uccisioni delle volpi in tana con i loro cuccioli. Un’altra tipologia di caccia che ha l’unico scopo di eliminare quante più volpi possibile perché si tratta di animali non graditi ai cacciatori. Le volpi infatti, possono cibarsi anche di lepri e fagiani che i cacciatori ritengono essere di loro esclusiva proprietà.

Nelle campagne riprenderà così l’insensato sterminio di tante madri e dei loro piccoli, freddati dalla crudeltà e dal piombo dei cacciatori. Le responsabilità politiche sono enormi: Governo e Parlamento non possono essere indifferenti a questo scempio, per dovere morale e politico, in quanto rappresentano la volontà dei cittadini e la maggioranza degli Italiani è contraria alla caccia, come conferma da anni anche Eurispes”.

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