Laurie, la signora che sussurra ai ghepardi

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“Sono più di trent’anni che vivo e mi batto per i ghepardi. E più passa il tempo, più mi convinco che risolvere il conflitto fra esseri umani e animali selvatici, compresi i ghepardi, è una delle sfide ambientali e culturali più importanti che oggi il mondo deve affrontare. Nel caso del ghepardo, l’informazione, la conoscenza, l’educazione pubblica e lo sviluppo di nuove strategie di gestione degli allevamenti stanno dimostrando di essere la chiave del successo». 

Laurie Marker

È il 1990 quando, poco più che trentenne, la zoologa americana Laurie Marker si presenta alle case di pastori, allevatori e agricoltori della Namibia con una domanda nel cuore: “Perché uccidete i ghepardi?”

Sempre uguale la risposta: il ghepardo attacca una delle poche fonti di reddito delle nostre famiglie, le capre. Marker capisce presto che non ci sarebbe stata salvezza per i ghepardi se non avesse anche aiutato la popolazione a difendere il proprio sostentamento.

ghepardo

In Namibia, il centro fondato da Laurie Marker , Cheetah Conservation Fund, si occupa anche di educare i pastori a vivere con i ghepardi. Non solo convincendoli della grande valenza ecologica del felino, ma anche difendendo le loro capre con i cani da pastore dell’Anatolia.

Questi grandi cani fanno paura ai ghepardi. E quando loro sono lì a difendere il gregge, il predatore preferisce non avvicinarsi. Così, non è più necessario ucciderlo. Il progetto funziona. Oltre 500 cuccioli sono arrivati in Namibia dall’Anatolia.

pastole dell'Anatolia

Altri ne arriveranno perché la domanda dei pastori è in costante crescita e il governo del paese africano premia quelle fattorie che accettano la convivenza. E corre di bocca in bocca (ma anche sul web) la storia di Bonzo che in sette anni di lavoro ha ridotto quasi a zero gli attacchi dei ghepardi al gregge del padrone.

A un anno di distanza, Laurie Marker è di nuovo in Veneto: domenica 8 maggio sarà ospite del Parco Natura Viva di Bussolengo. Una tappa necessaria perché qui vivono tre giovani ghepardi: Teo, Duma e Mookane. L’incontro con il pubblico è previsto per le 14:30: Laurie Marker proietterà i video della sua attività in Africa e risponderà alle domande dei visitatori.

L’anno scorso la zoologa ha voluto incontrare “i ragazzotti”. Assieme al direttore scientifico del Parco, Cesare Avesani Zaborra, è entrata in auto nella grande area che ospita i tre felini. Ha teso la mano, ha sussurrato suoni di richiamo, ha incontrato il loro sguardo curioso e per nulla inquieto. Teo, il più intraprendente, le si è avvicinato. Le ha annusato le gambe. Poi è tornato dai compagni.

ghepardo

Teo, Duma e Mookane fanno parte del Programma europeo di conservazione delle specie minacciate. Il Parco infatti collabora e sostiene da anni il Cheetah Conservation Fund, perché è massima l’attenzione per questo animale, il più antico e il più speciale tra i felini africani.

Sono anni che la popolazione mondiale dei ghepardi diminuisce senza sosta. In Africa, all’inizio del ’900 erano oltre 100mila. Oggi ne resistono, in piccoli gruppi sparsi, non più di 10mila. Con un patrimonio genetico sempre più povero.

«Con questo ritmo», spiega Marker, «entro vent’anni il ghepardo sarà estinto. Colpa di coloro che per decenni l’hanno sterminato e colpa di un habitat sempre più ridotto. E colpa anche del commercio illegale: sono centinaia i ghepardi, anche cuccioli, che ogni anno vengono catturati. Per le loro pellicce o per diventare animali domestici”.

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. marilenameo ha detto:

    Catturati per diventare animali domestici. Ma si può addomesticare l’aria, lo scatto, la velocità, la grazia flessuosa di queste creature?

    "Mi piace"

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