Sara, Lola, Beverly, Vale, Sere, Jo e Viola: ora galline felici

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galline

Sara, Lola, Beverly, Vale, Sere, Jo e Viola sono galline. Sette galline fortunate che da ieri non saranno più sfruttate, non vivranno più in gabbie dove non possono neppure aprire le ali, non moriranno a 1 o 2 anni perché a quel punto non ce la faranno più a sostenere i ritmi imposti dall’industria delle uova.

Sara, Lola, Beverly, Vale, Sere, Jo e Viola sono state liberate oggi dagli attivisti dell’associazione Essere Animali e sono state affidate a un rifugio dove potranno finalmente e semplicemente vivere.

Il video qui sotto mostra le condizioni dell’allevamento  “violato” dall’associazione. Ci sono le cosiddette ‘gabbie arricchite’ da dove provengono la maggior parte delle uova immesse nel mercato: su 49 milioni di galline allevate ogni anno in Italia, circa 35 milioni vivono infatti  in questi allevamenti.

Le gabbie  vengono chiamate ‘arricchite’ perché contengono alcuni arricchimenti ambientali rispetto alle vecchie gabbie ‘in batteria’ vietate nel 2012, ma sono comunque causa di sofferenza per le galline.

“Sono costrette a vivere senza poter nemmeno distendere le ali e addirittura vengono mutilate di parte del becco per ridurre cannibalismo e plumofagia causati dallo stress. Le sette galline che abbiamo portato via non avevano mai ‘toccato con zampa’ l’erba, vedere la loro voglia di esplorare il mondo ci porta a riflettere sulle condizioni in cui vivono milioni di galline allevate per la produzione di uova”, affermano i responsabili di Essere Animali.

Nel 2014 in Italia sono state prodotte 12 miliardi e 543 milioni di uova e il consumo pro-capite annuo è stato di 218 unità, di cui 76 consumate sotto forma di preparazioni alimentari.

ovaiole

“Per soddisfare questi numeri l’unica soluzione è l’allevamento intensivo, ma sia la tipologia ‘in gabbia’, così come gli altri allevamenti dove le galline sono ‘a terra’ o hanno accesso all’aperto, non riescono a sottrarsi a quel meccanismo che considera gli animali come macchine di produzione”, continua l’associazione.

E’ difatti oramai tristemente famosa la pratica dell’uccisione di milioni di pulcini maschi nati negli incubatoi italiani, soppressi appena nati con macchine tritatutto perché incapaci di produrre uova e perché il loro allevamento ‘da carne’ non è conveniente, in quanto hanno una crescita più lenta rispetto al pollo ‘broiler’, selezionato per raggiungere l’età di macellazione in sole sei settimane.

“Inoltre tutte le galline allevate per la produzione di uova, indipendentemente dal tipo di allevamento, a circa 1-2 anni di vita sono inviate al macello e sostituite da altre galline più giovani, con migliore produttività.”

“Crediamo che le persone debbano essere a conoscenza di cosa accade a questi animali, per poter fare scelte consapevole. Di fronte a queste informazioni sempre più persone riducono o evitano di mangiare uova. Vi sono molti altri cibi gustosi con cui si realizzano frittate e dolci… e le galline sono felici, proprio come Sara, Lola, Beverly, Vale, Sere, Jo e Viola, le sette galline che abbiamo liberato”.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. paulinawar ha detto:

    Bellissima storia!!!
    Come dice Lei, queste crudeltà vanno sempre più diffuse e fatte vedere perchè molte persone non sanno.

    W la libertà e il rispetto per tutti gli esseri viventi!

    "Mi piace"

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