Caccia grossa ai cinghiali: a chi giova?

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C’è un gran parlare, e va bene, in questi giorni alla radio – nei programmi Prima Pagina e Tutta la città ne parla – della legge regionale della Toscana che autorizza da settembre la caccia agli ungulati, cinghiali in prima fila.

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Ho ascoltato cacciatori e amministratori invocare tante ragioni a difesa di questa scelta. Affermando che ormai i cinghiali in Italia sono oltre un milione. Così la stima dell’Ispra. In pratica i cinghiali sono raddoppiati dal 2000 a oggi. Numeri comunque incompleti e incerti visto che la banca dati Ungulati non fornisce un’esatta fotografia della situazione, mancando un sistematico flusso di dati da parte delle Regioni sulla presenza della specie.

Ho ascoltato cacciatori affermare che il “prelievo” è necessario per evitare che i cinghiali e gli altri ungulati provochino incidenti stradali.

I numeri di questi incidenti li ha forniti Enpa: benché si tratti di numeri comunque tragici, gli incidenti con animali (214 nel 2014, secondo Asaps) rappresentano appena lo 0,12% del totale riferito al 2014 (177.031 eventi complessivi, dati Aci-Istat).

Prendendo a riferimento sempre le statistiche Aci-Istat, la linea di tendenza sembra essere la medesima anche per quanto riguarda le persone decedute a causa di un impatto con animali selvatici (18 su un totale di 3.381, pari allo 0,5%), sia per quelle rimaste ferite (145 su un totale di 251.147).

Ben diversi sono i numeri degli incidenti, e purtroppo delle morti, dovute a incidenti di caccia. L’ultima stagione venatoria (dati dell’associazione Vittime della caccia) parla di 111 persone coinvolte, di queste 24 sono stati i morti, fra cui 2 minori (18 vittime erano cacciatori, gli altri persone che non stavano cacciando) e 87 i feriti, di cui 60 cacciatori.

Ho sentito amministratori spiegare che l’abbattimento è l’unica vera arma che abbiamo per difenderci dalle incursioni degli ungulati.

Metodi diversi esistono invece. Basterebbe, dicono gli esperti di Enpa, vietare una volta per tutte l’allevamento di cinghiali; le reimmissioni nelle aziende faunistico-venatorie, dalle quali gli animali tendono a fuggire; la vendita degli stessi cinghiali, che avviene facilmente attraverso i canali web.

Sempre secondo Enpa bisognerebbe inasprire controlli e sanzioni contro i fenomeni illegali, come quelli legati al mercato nero della carne.

Ho sentito cacciatori affermare che abbattere i cinghiali è l’unico modo per difendere gli agricoltori che subiscono danni. Peccato che non abbia sentito la voce delle organizzazioni degli agricoltori e la presa in carico da parte di questi di metodi preventivi e non cruenti: dalle recinzioni ai dissuasori, fino alla sorveglianza degli animali da allevamento che, secondo alcune associazioni protezionistiche, alcuni allevatori si rifiuterebbero di applicare.

Da parte loro, le stesse istituzioni dovrebbero aiutare i comportamenti virtuosi e incentivare tali pratiche anziché regalare leggi ad hoc alla lobby dei cacciatori (sempre più ridotta numericamente, ma ancora potente in termini di voti sull’intero arco costituzionale).

Ho sentito parlare dell’Ispra, l’Istituto nazionale per la gestione della fauna selvatica, che avrebbe dato il suo benestare alla legge toscana. Ma non ho sentito dire che l’Ispra non ha ricevuto i dati complessivi della consistenza della popolazione di cinghiali in Italia. Molte Regioni non hanno fatto censimenti seri o non hanno trasmesso i dati.

Spiegano al WWF: “Per gestire questa situazione occorre affidare all`Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Ispra la gestione di una banca dati sul cinghiale e sui danni all’agricoltura in collaborazione con le Regioni, al fine di identificare le aree più critiche e vulnerabili e per pianificare su basi scientifiche il controllo delle popolazioni. Sui cinghiali dovrebbe intervenire il ministero Politiche Agricole, ministero Ambiente assieme alla conferenza delle Regioni, con un decreto che faciliti il coinvolgimento degli agricoltori nella gestione delle catture e favorisca la promozione di filiere per la commercializzazione e trasformazione delle carni in modo legale”.

“Troppo spesso la gestione delle emergenze viene affidata ai cacciatori”, spiega Massimo Vitturi della Lav ” i cui interessi sono naturalmente in contrasto con una soluzione a lungo termine del problema”.

Va ricordato, e cacciatori e amministratori evitano accuratamente di farlo, che la presenza dei cinghiali sin Italia non è una novità: sono sempre stati presenti e sono stati oggetto di caccia. Ma nel timore che il numero di esemplari cacciabili diminuisse irreversibilmente, negli anni ’70 e ’80 vennero organizzati numerosi ripopolamenti introducendo gli animali dai paesi dell’est Europa.

Cinghiali molto più grossi e molto più prolifici di quelli italiani, quindi molto più interessanti per i cacciatori, che dal quel momento si garantirono carnieri sempre pieni.

“Fino al giorno in cui -aggiunge Vitturi – la cosa non sfuggì al controllo, creando la situazione che ora riscontriamo in tutto il Paese . Non solo: si è creato anche un circolo vizioso nel quale gli agricoltori denunciano di aver subito danni dai cinghiali, le Regioni li rimborsano economicamente e impongono quote di abbattimento più elevate, i cacciatori uccidono ancora più cinghiali, aumentando così il guadagno derivante dalla vendita delle loro carni”.

Dati alla mano, e le vere o false emergenze, nel caso dei cinghiali (ma si potrebbe dire la stessa cosa per i cervi e pure per le nutrie o le volpi) l’approccio venatorio alla gestione degli animali selvatici dimostra quindi  il suo fallimento e la sua totale inefficacia.

Ne è convinta la Lac, la Lega anticaccia, che sul cinghiale ha prodotto l’anno scorso un dossier completo.

Uno studio scientifico di ricercatori francesi, spiegano in Lac,  ha seguito per un periodo di 22 anni la moltiplicazione dei cinghiali in un territorio del dipartimento Haute Marne, in cui sono sottoposti ad una caccia molto intensa, confrontandola con quella di un territorio con un numero inferiore di cacciatori nei Pirenei. E’ risultato che la fertilità dei cinghiali è notevolmente più alta quando sono sottoposti a pressione venatoria elevata.

Quello della crescita del numero di cinghiali non è un problema solo italiano. La Francia ne conta due milioni. Nel Regno Unito ce ne sono centinaia di migliaia e un tempo non esistevano. E Berlino sta proteggendo il cuore della città con recinzioni ad hoc.

Quel che sembra mancare ancora è un anticoncezionale in grado di limitare le nascite. Ci sta lavorando una scienziata in Gran Bretagna e i risultati potrebbero essere vicini.

Vedremo se la pillolina riuscirà a fermare i fucili.

 

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