Ghepardi al guinzaglio

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Il traffico internazionale di animali, o parti di essi, in Italia trova terreno fertile sia come via di transito che come meta finale.

Secondo gli ultimi dati c’è stato un aumento del 10% del commercio e della detenzione illegale delle specie protette e tutelate dalla CITES rispetto all’anno precedente. Avorio, serpenti, scorpioni, macachi, pappagalli, tartarughe, ma anche caviale, prodotti in pelle di animali protetti sono il cuore del business internazionale di fauna esotica protetta per un giro d’affari milionario.

Il bracconaggio con i reati relativi all’uso e detenzione di armi e munizioni conferma la sua pericolosità.

In questo colossale affare, il ghepardo è uno degli animali più richiesti, specialmente in Medio Oriente, e di conseguenza più contrabbandati.
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Quella di catturare e addomesticare questi felini è un’usanza antica. Un tempo i ghepardi venivano addestrati e impiegati dai nobili per la caccia, mentre oggi negli stati del Golfo rappresentano un vero e proprio status symbol e sono sempre più richiesti.

Le loro foto, in auto o in giardino, vengono pubblicate sui social network senza timori.

Purtroppo i ghepardi sono particolarmente facili da domare, soprattutto da cuccioli. Non è raro vederne a bordo di automobili, camminare al guinzaglio o esercitarsi su tapis roulant, forse la mortificazione più grande per un animale del genere.

Di solito sono animali che vengono catturati in natura nel corno d’Africa e strappati per sempre alla vita selvaggia.

La sottospecie che vive in quella zona conta attualmente circa 2.500 esemplari. Da lì gli animali , con una media di 300 cuccioli all’anno, vengono trasportati in barca dalla Somalia allo Yemen e poi su strada negli stati del Golfo, tra cui Arabia Saudita.

Questi viaggi lunghi e in pessime condizioni, uniti allo shock della cattura e dell’allontanamento forzato dalla madre e dalla tana, si rivelano spesso insopportabili per i piccoli ghepardi: quasi il 70 per cento degli animali muore durante il tragitto.

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