Giorni da lupi, bellissimi

il

Svegliarsi all’alba, prendersi cura degli animali, fare il fieno e… partire per la transumanza.

Siete pronti a vivere un’esperienza da veri pastori?  Per tessere le relazioni fra abitanti, allevatori, pastori con quei lupi e orsi che sono tornati ad abitare le nostre montagne?

Foto Chiara Crotti (1)_Fotor

Mentre si discute il Piano Lupi (che nelle speranze del ministro dovrebbe prevedere cospicui abbattimenti, ma non tutte le Regioni sono d’accordo e hanno rispedito il Piano al mittente anche sotto la pressione  delle associazioni che  in pochi giorni le associazioni hanno raccolto quasi 1 milione di firme contro gli abbattimenti) si riaprono  le iscrizioni  a Pasturs: un ambizioso progetto sulle alpi Orobie, nel bergamasco, che mette in contatto uomo, natura e grandi predatori.

Organizzato da Cooperativa Eliante Onlus, con la partnership di Parco delle Orobie Bergamasche e WWF Bergamo – Brescia, in collaborazione con Coldiretti Bergamo e con il contributo di Fondazione Cariplo, Pasturs offre la possibilità a ragazzi maggiorenni di vivere un’estate al fianco dei pastori bergamaschi, per capire come ridurre i rischi conseguenti alla presenza dei grandi predatori sulle Orobie mettendo in comune le rispettive conoscenze.

Foto Chiara Crotti (7)_Fotor

I ragazzi, infatti, forniranno informazioni utili ai pastori in fatto di sostenibilità e gli allevatori consentiranno ai giovani di aiutarli nelle attività giornaliere così da capire quali siano, concretamente, i problemi e le potenzialità degli allevamenti tradizionali. Obiettivo: attuare misure volte a creare un clima favorevole sia per i grandi predatori che per il mondo dell’allevamento.

Anche sulle Orobie bergamasche, infatti, stanno tornando lupi e orsi (in questo momento solo di passaggio: li vediamo nelle bellissime foto che mi ha inviato Chiara Crotti, faunista e responsabile del progetto) e il conflitto tra grandi carnivori e attività zootecniche è una delle cause principali della persecuzione operata dall’uomo nei confronti di questi animali.

Foto Chiara Crotti (8)_Fotor

Ma con efficaci misure di prevenzione è possibile prevenire sia possibili danni agli allevamenti, sia il bracconaggio, diminuendo da un lato il numero degli attacchi da parte dei grandi predatori e migliorando, dall’altro, la qualità dei pascoli.

Nel nostro paese ci sono fra i 100 e i 150 lupi sulle Alpi e fra i 1.070 e i 2.472 in Appennino. In sintesi in Italia “ospitiamo” il 18% dei lupi presenti nei paesi della Ue. Lupi che non hanno vita facile. Nonostante siano due secoli che non si registra un attacco di lupo a un umano e poche in fondo sono le predazioni di animali da reddito.

“La distribuzione del lupo in Europa all’inizio del XIX secolo era ancora ampia”, mi spiega Chiara, “anche se la persecuzione della specie attuata con ogni mezzo fino a metà del secolo scorso portò alla sua scomparsa da molti paesi dell’Europa centrale e settentrionale.

Foto Chiara Crotti (9)_Fotor

In Europa orientale popolazioni molto consistenti si sono conservate nei territori dell’ex Unione Sovietica, grazie alle quali dal 1950 il lupo ha cominciato a ricolonizzare dapprima la Finlandia (100 unità agli inizi del 1980) e la Russia Europea, poi l’Ungheria, la Romania e la Polonia, dove la presenza è confinata alle zone forestali.

La porzione mediterranea dell’areale si frammenta tra la Spagna, che detiene una popolazione variabile tra i 1.500-2000 lupi, la confinante regione nord orientale del Portogallo, l’Italia, i Paesi balcanici e la Grecia.

In Francia, interessanti segnali di ripresa vengono dal Massiccio del Mercantour, dove è stata registrata la presenza di alcuni individui appartenenti alla popolazione italiana che, attraverso le Alpi Marittime, si sta espandendo anche nei settori sud occidentali delle Alpi svizzere. A oggi si ritiene ci siano circa 40 lupi sulle Alpi francesi”.

In Italia, dove è sempre stato molto diffuso (eppure c’è ancora chi mette in giro la bufala che sarebbe stato reinserito…), il lupo si è estinto sulle Alpi e in tutto il nord Italia già a partire dal 1897, anno a cui risalgono gli ultimi esemplari abbattuti proprio sulle Alpi Orobie.

Foto Chiara Crotti (11)_Fotor

Nei primi anni del ‘900 la specie si è mantenuta nell’Appennino centro-meridionale tra la Romagna e l’Aspromonte” racconta Chiara, “mentre a partire dagli anni ’40 risultava estinta in Sicilia. Nel ventennio successivo il secondo conflitto mondiale la situazione del lupo si è fatta ancora più critica con la scomparsa sull’Appennino tosco-emiliano e la frammentazione in nuclei distinti sull’Appennino meridionale.

A partire dal 1971 sulla specie, fino a quel momento cacciabile con ogni mezzo, è stato posto il divieto di caccia che è divenuto definitivo nel 1976″.

Si abbassano i fucili e il lupo ritorna. Dalla fine degli anni ’80 il lupo ha iniziato un processo di ricolonizzazione che da principio ha riguardato l’Appennino settentrionale e successivamente l’arco alpino, iniziando dalle Alpi Marittime.

Nel volgere di pochi anni la specie è arrivata fino alla Val di Susa e, da qui, alcuni individui in dispersione hanno iniziato a colonizzare alcune aree delle Alpi Lepontine.

La ricomparsa del lupo in Lombardia risale al 1986, quando alcuni individui in dispersione lungo la catena appenninica si sono stabiliti, riproducendosi, nella zona di confine tra Lombardia, Emilia, Piemonte e Liguria.

Foto Chiara Crotti (6)_Fotor

Nella zona alpina, invece, la presenza del lupo è stata segnalata solo di recente; in particolare la prima valle a essere interessata dalla ricolonizzazione è stata la Val Seriana, dove già nel 2000 un sopralluogo mirato ad accertare la presenza del predatore ha permesso di ritrovare segni di presenza certi di 2-3 individui.

“Nel 2001 è stata segnalata la presenza del lupo in Valchiavenna” mi dice ancora la faunista, “probabilmente individui giovani in dispersione dalla Svizzera (dove è considerato presente dal 1995) e, successivamente, nel 2003, è stata accertata la presenza di 2 lupi diversi nella valle di Belviso, con alcuni casi di predazione su bestiame.

Sulle Orobie bergamasche, nel 2008 analisi genetiche hanno confermato la presenza di un lupo maschio, individuato come WBG1M. Altri individui sono presenti nei territori limitrofi come la visita di un esemplare di lupo maschio sul Monte Guglielmo, sopra Brescia, nel 2010,di due esemplari in Valtellina segnalati dal 2013 a oggi, e alcuni esemplari in provincia di Como“.

Il progetto Pastur si concretizzerà la prossima estate. Gli interessati possono già candidarsi scaricando la modulistica dal sito  e inviando una mail a pasturs@wwfbergamo.it entro e non oltre venerdì 7 aprile.

Foto Chiara Crotti (2)_Fotor

Gli aspiranti partecipanti saranno poi chiamati a partecipare a un breve corso di formazione gratuito e saranno selezionati per iniziare l’esperienza.

Potranno trascorrere un periodo da giugno a settembre (minimo 1 settimana / massimo 3 mesi) in uno dei 6 alpeggi coinvolti, tra Valle Brembana, Seriana e Scalve, in cui sono presenti greggi di ovini di razza “Pecora bergamasca”, bovini ed equini, occupandosi di attività come la sistemazione dei recinti, la sorveglianza del gregge, la gestione dei cani, la sensibilizzazione e l’informazione dei turisti.

Gli studenti universitari, inoltre, avranno la possibilità di realizzare tesi e tirocini, con il riconoscimento dei crediti formativi compatibilmente con l’Università frequentata.

Per partecipare si richiedono come requisiti essenziali la maggiore età, l’adattabilità al lavoro all’aria aperta e alle camminate giornaliere in montagna, una forte motivazione e la consapevolezza del tipo di volontariato. L’esperienza, infatti, è a titolo gratuito.

Info: 347 3902619 – pasturs@wwfbergamo.it

Locandina Pasturs

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