I cavalli della fine del mondo

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Villaggio di Letea, delta del Danubio, a sette chilometri dal confine con l’Ukraina. Per arrivare qui ci vogliono un paio d’ore da Cernavoda al porto di Tulcea, poi un’ora e mezza di aliscafo fino all’ultimo porto del delta a pochi chilometri dal mar Nero, Sulina.

Tulcea
Tulcea

Da qui, bisogna passare l’acqua, il canale, con una barchina di gente del luogo che traghetta per 1 Lei, una manciata di centesimi d’euro.

Ad attenderci, fra case coi tetti di canne di bambù, cani randagi in buona salute e cicogne sui tralicci, ci sono l’auto dell’associazione austriaca Vier Pfoten che da due anni si è presa in carico la grande comunità di cavalli selvaggi che abitano la foresta di Letea, e il loro veterinario Ovidio.

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Ovidiu è la nostra guida. Un veterinario non ancora trentenne con una laurea a Bucarest, Erasmus a Bologna, tirocinii con gli animali selvatici in Perù, Tailandia, Austria. Da due anni a fianco dei quasi 700 cavalli di Letea.

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Ci vorranno ancora un’ora e mezza su strade sterrate fra sassi e sabbia, lungo i meadri del delta, incontrando pellicani e aironi, prima di arrivare alla foresta.

Sta per scendere il sole. Il vento si è un po’ calmato. I cavalli sono usciti dalla foresta per mangiare quella poca erba a cui il fondo sabbioso permette di crescere qualche centimetro.

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Ti guardano passare. Si fermano, ti annusano nell’aria e non scappano. Riesco ad avvicinarmi fino a dieci metri prima che lo stallone capobranco imponga alla sua “famiglia” di spostarsi più in là. Qualche metro più lontano dalla sconosciuta.

Questi sono i giorni delle nascite. Molte cavalle sono ancora incinte: entro giugno partoriranno tutte.
Ci sono puledrini che stanno appena in piedi, avranno uno o due giorni al massimo. Altri di qualche settimana poppano, altri ancora, forse di un mese, saltellano di qui e di là e si avventurano quasi lontano dalla madre. Pochi riposano.

Il silenzio è assoluto. Solo l’ultimo vento della sera che attraversa la foresta e qualche nitrito. In cielo un’aquila Codalb, coda bianca, sorvola il branco. E in uno dei piccoli canali uno stormo di pellicani riposa con lo sguardo a est.

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