La Grande Guerra degli animali: una mostra a Gorizia

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Era l’8 agosto 1916, in piena prima guerra mondiale. Quel giorno il poeta fiorentino Vittorio Locchi, responsabile postale della XII divisione di stanza  in Friuli Venezia Giulia, incontra un cane. Forse un randagio abbandonato. Forse un cane arruolato in un’altra divisione e che si era perso. Lo chiamerà Isonzo quel bel cane e lo terrà con sé per sempre. E Isonzo diventò la sua ombra, in trincea come in prima linea.

Sono loro, Locchi e Isonzo (nella cartolina qui sotto), ad accompagnarci in una mostra singolare e preziosa che racconta con altri occhi la prima guerra mondiale. Una guerra vista con gli occhi degli animali. Cani, muli, cavalli. Ma anche colombi.

Isonzo

Oltre 16milioni furono i pelosi in guerra, di cui 11 milioni di equini, centomila cani e 200mila piccioni.

Un esercito silenzioso protagonista della mostra “1914/18:la guerra e gli animali. Truppe silenziose al servizio degli eserciti”, centoventi fotografie originali esposte fino al 30 settembre all’Hic Caffè di via Don Bosco 15 a Gorizia.

A mettere insieme questo viaggio e a convincere i collezionisti a prestare i loro documenti è stata Serenella Ferrari, anima del comitato “Amici dell’Arte Felice” , un gruppo di affezionati clienti del Hic Caffè che da qualche anno mettono a disposizione le loro diverse professionalità organizzando nel locale mostre, eventi culturali, laboratori creativi per bambini, concerti, conferenze.

mulo“Fin dall’antichità l’uomo ha usato gli animali in guerra – spiega Serenella che incontro all’Hic Caffè circondata da immagini di cani in divisa, cavalli che trainano i cannoni, piccioni viaggiatori con tanto di macchina fotografica legata al petto, come antichi droni.

Omero narra di carri trainati da cavalli durante l’assedio di Troia – aggiunge – Alessandro il Macedone affronta i Persiani in groppa al suo mitico Bucefalo, Annibale valica le Alpi con trentasette elefanti da guerra per non dimenticare le oche sacre del Campidoglio che scongiurarono l’assalto da parte dei Galli di Brenno.

Anche nel corso della Grande Guerra, nonostante l’impiego di armi sempre più sofisticate e trasporti motorizzati, l’uomo non ha potuto fare a meno degli animali impiegandoli nelle mansioni più diverse per sostenere letruppe di tutti gli eserciti: cavalli, buoi, cani, gatti, muli e piccioni, animali da lavoro, da cibo e da affezione in guerra CON e PER l’uomo, trasportando armi, munizioni, equipaggiamenti, ma anche liberando le trincee dai ratti, ritrovando e soccorrendo i feriti o facendo giungere ordini e comunicazioni da e per il fronte”.

La maggior parte di questi animali – cani, cavalli e muli che la popolazione civile aveva l’obbligo di consegnare all’esercito – non fece più ritorno a casa.

Morirono sui campi di battaglia, morirono esposti senza protezione ai gas tossici, morirono per gli stenti, per le pandemie o sacrificati dai loro stessi camerati umani disperatamente affamati.

I fotografi di guerra hanno lasciato una testimonianza preziosa. Hanno documentato quale fosse davvero il ruolo che questi animali hanno avuto a fianco dei soldati di tutte le nazionalità.

Eppure, sorride amaramente Serenella l’animalosa, questi animali non vengono ricordati nei libri di storia. Restano eroi silenziosi. Questa mostra coraggiosa, che speriamo non si fermi a Gorizia, ha il merito di rendere omaggio a tutti loro.

A margine della mostra alcune iniziative. Il 29 giugno passeggiata canina in ricordo degli animali da guerra”. Il 4 settembre, alle 18.30, conversazione con Roberto Lenardon su “Uomo, cane e guerra. 3000 anni di storia comune” .

 Info: hiccaffe@libero.it

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. gattamarilena ha detto:

    Che bella iniziativa, finalmente! Andrò senz’altro a Gorizia a vedere la mostra; mi pare di ricordare che in Inghilterra c’è un monumento per “coloro che non ebbero scelta” e seguirono gli umani in quella orrida avventura che si chiama guerra.

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