Preadolescenti e animali:odio, amore o indifferenza?

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Il 99% dei ragazzini ama gli animali. Moltissimi ne hanno in casa (soprattutto cani, poi gatti e pesciolini). Ma quasi la metà ha assistito a un maltrattamento (oltre il 43%) e ben il 14% l’ha commesso. Quasi sempre “per noia”.
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Questo, in sintesi, il tema di un’indagine svolta nelle scuole medie inferiori dalla Lav, la Lega antivivisezione. Che con in mano i risultati chiede al Ministero dell’istruzione di rendere concrete le indicazioni della legge 189/04 per l’educazione degli studenti al rispetto degli animali.

La ricerca ha coinvolto 1500 studenti (750 femmine e 750 maschi), tra gli 11 e i 14 anni, delle scuole di Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria.

Come era prevedibile, il 99,1% del campione ha risposto “Sì” alla domanda “Ti piacciono gli animali?” (98,8% dei maschi e il 99,3% delle femmine intervistate). I “No” sono pari appena allo 0,9% del campione, (1,2% dei maschi e lo 0,7% delle femmine intervistate).

Vittorio
Vittorio

I ragazzini, poi, non hanno affatto paura degli animali (almeno quelli domestici): solo lo 0,7% del campione ha dichiarato di avere paura  (0,9% dei maschi, 0,4% delle femmine), il 30,7% non ha paura degli animali (39% dei maschi, 22,4% delle femmine del campione). Più numerosi, invece, i giovanissimi che hanno paura solo di alcuni animali: il 68,60% degli intervistati (60% dei maschi, il 77,2% delle femmine).

“Emerge chiaramente dalla analisi dei dati che il maltrattamento non è generato dalla paura degli animali – spiega Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV e autore della ricerca -. Gli studenti che hanno dichiarato di aver maltrattato animali e anche di aver paura degli animali sono appena 2, un maschio e una femmina. Di più quelli che hanno anche dichiarato di aver paura solo di alcuni animali, ma la percentuale è minima: per appena il 7,9% di coloro che hanno maltrattato animali le specie di cui hanno paura e quelle oggetto di maltrattato coincidono in tutto o in parte. La paura, quindi, se incide sulla genesi degli atti violenti contro gli animali lo fa in modo del tutto residuale”.

lavGLI ANIMALI IN FAMIGLIA
Il 70,5% ha dichiarato di avere animali che vivono in casa o in giardino (il 68,2% dei maschi, il 72,8% delle femmine intervistate).

Il cane è l’animale più presente nelle case degli intervistati: il 14,9% del campione ha detto di averne uno (il 15,3% dei maschi, il 14,5% delle femmine). Superiore il numero di studenti che vivono con più cani o con un cane insieme ad altri animali: il 36,1% dei maschi e il 42,5% delle femmine.

Seguono i gatti: l’8,6% del campione ne ha uno (8,7% dei maschi, l’8,3% delle femmine). Anche in questo caso il numero aumenta più del doppio se aggiungiamo gli studenti che vivono con più gatti o con un gatto insieme ad altri animali: il 25,6% dei maschi, e il 30,1% delle femmine intervistate.

A seguire i pesci: il 3,9% del campione (il 4,1% dei maschi e il 3,7% delle femmine); gli uccelli e le tartarughe d’acqua (per entrambe le specie l’1,3% del campione, l’1,5% dei maschi e l’1,2% delle femmine); i conigli: l’1% del campione (0,9% dei maschi e l’1,1% delle femmine); le tartarughe terrestri: lo 0,7% del campione (0,8% dei maschi, 0,7% delle femmine), le iguane: lo 0,7% del campione (1,1% dei maschi, 0,3% delle ragazze); i serpenti: lo 0,6% del campione (0,8% dei maschi, 0,4% delle femmine); lo scoiattolo: 0,2% del campione (lo 0,4% dei maschi intervistati).

Colpisce subito il gran numero degli animali, un elenco variegato. Si tratta di una presenza quotidiana e importante – precisa Ciro Troiano -. Gli animali nella propria famiglia sono visti come motivo di gioia, di crescita. Una presenza significativa, edificante: alcuni hanno manifestato il loro dispiacere per non avere animali in famiglia, fatto dovuto perlopiù alla contrarietà dei genitori. Solo una minima parte degli intervistati ha manifestato fastidio, disagio, insofferenza”.

AMICIZIA, AFFETTO O DISPREZZO PER GLI ANIMALI?
Alla domanda: “Cosa provi per loro?” il 56,9% del campione ha risposto: “Gli voglio molto bene”, (il 53,2% dei maschi e il 60,5% delle femmine). “Gli voglio bene” ha risposto il 12,5% del campione, ovvero il 13,6% dei maschi e l’11,3% delle femmine. “Non mi importa nulla di loro”, invece, è stata la risposta dello 0,8% del campione, (0,9% dei maschi e 0,7% delle femmine). Lo 0,2% del campione ha risposto, sempre riferito agli animali che vivono nella loro famiglia: “Mi fanno paura”. A rispondere così un ragazzo e due ragazze. La risposta: “Provo odio nei loro confronti” è stata segnata dallo 0,4% dei maschi.

LA PIAGA DEI MALTRATTAMENTI
Il 43,3% del campione ha detto di aver assistito personalmente a un maltrattamento di animale
(il 43,6% dei maschi e il 42,9% delle femmine). Non ha mai assistito a un maltrattamento, invece, la maggioranza del campione: il 56,7% (il 56,4%, dei maschi e il 57,1% delle femmine).

Per quanto riguarda le forme di maltrattamento “assistito”, l’8,2% di coloro che hanno visto maltrattamenti – di seguito indicati con  – ha assistito ad “atti non cruenti” (sberle e percosse “educative” agli animali, strattonare cani, distruzione di nidi senza uccelli ecc.); il 4%  ha assistito ad “atti potenzialmente cruenti” (lanciare pietre contro animali a sangue caldo senza ucciderli, abbandonare animali o detenerli in condizioni di cattività estrema, cani a catena corta o animali ammassati in gabbie ecc.); il 3,1% ha assistito ad “atti cruenti” (uccisione di rane, rospi, lucertole ecc., sevizie ai pesciolini rossi; il taglio della coda alle lucertola ecc.); infine, il 9,7% ha visto “atti particolarmente cruenti” (uccisione o la tortura di un vertebrato a sangue caldo; l’uccisione a scopo alimentare, atti di maltrattamento violento).

“Chi hai visto maltrattare un animale?” a questa domanda, la maggioranza ha risposto “estranei adulti”: il 41%. Il 12,2% ha risposto: “familiari adulti”; la stessa percentuale ha risposto: “conoscenti”. Il 3,7%  invece, ha risposto: “familiari bambini o adolescenti”; il 3,1%  ha risposto: “compagni di scuola”; il 2,6%  ha risposto: “amici”. Infine, il 25,2%  ha segnato più categorie di persone.

Alla domanda: “Che tipo di animale hai visto maltrattare?” il 43,5%  ha risposto “animali domestici”; il 19,3% (CAM) “animali randagi”; il 14% (CAM) “animali selvatici”; l’8% (CAM) “animali da fattoria”; il 15,2% (CAM), hanno segnato più categorie di animali.

“L’esposizione continua a forme di violenza, anche se solo come spettatori, può portare alla desensibilizzazione nei riguardi della sofferenza altrui e all’assuefazione alla violenza stessa – prosegue Troiano -. La cultura in cui si sviluppano forme di violenza contro gli animali ha come riferimento un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui: una vera coltura per i bacilli dell’intolleranza e dell’illegalità”.

“Molto preoccupante quel 12,2% che ha assistito ad atti di maltrattamento commessi da familiari adulti – continua Troiano -. La famiglia è un gruppo sociale primario, importate per lo sviluppo equilibrato della personalità e la positiva integrazione sociale futura. Essa, però, può favorire anche l’apprendimento da parte dei più piccoli di valori e modelli antisociali e trasmettere contenuti disonesti, ideologie violente, indifferenza per i valori umani e sociali che rientrano tra i futuri fattori criminogeni, in quanto metodi di educazione sbagliati possono costituire un rischio di delinquenza. Quali valori può apprendere un bambino costretto a partecipare emotivamente, se non materialmente, alla tortura di un animale?”

Il 14,4% del campione ha dichiarato di aver maltrattato un animale almeno una volta. Si tratta del 19,1% dei maschi e del 9,7% delle femmine. Il 47,2% di coloro che hanno detto di aver maltrattato animali – di seguito indicati con la sigla – ha dichiarato di averlo fatto una sola volta: il 7,7% dei maschi e il 5,9% delle femmine.

Il 5,3% del campione ha detto di averlo fatto “un paio di volte” (il 7,3% dei maschi e il 3,2% delle femmine). L’1,2% del campione ha risposto: “Sì, diverse volte”, il 2,3% dei maschi e 0,1 delle femmine. Percentuale poco diversa per coloro che hanno risposto “Sì, lo faccio spesso”: l’1,1% del campione (l’1,7% dei maschi e lo 0,5% delle femmine).

Il 42,6%  ha anche assistito a maltrattamenti di animali da parte di altre persone, il 6,5% dei maschi e il 5,7% delle femmine.

Di contro, l’85,6% dei partecipanti (80,9% dei maschi e il 90,3% delle femmine), ha detto di non aver mai maltrattato un animale intenzionalmente.

Per quanto riguarda le forme di maltrattamento compiute il 15,7% di coloro che hanno ammesso di aver maltrattato animali ha commesso “atti non cruenti”; l’1,4%, invece “atti potenzialmente cruenti”; il 12% “atti cruenti”; infine, il 4,6% “atti particolarmente cruenti”.

MALTRATTAMENTI ETA’ PER ETA’
L’età in cui hanno maltrattato animali (o nei casi in cui lo hanno fatto più volte, l’età in cui hanno iniziato) è 5 anni (13,4% del campione); per il 18,1% 6 anni; per l’8,8% 7 anni; per il 12% 8 anni; per il 9,7% 9 anni; per il 19,4% 10 anni; per il 12,5% 11 anni; per il 3,3% 12 anni; per l’1,9% 13 anni; e infine, per lo 0,9% 14 anni.

“Il tema della violenza nei riguardi degli animali è strettamente collegato al tema della violenza nei riguardi degli esseri umani e dei comportamenti antisociali in genere – spiega Troiano -. Da decenni in criminologia e in psicologica la ricerca presta attenzione agli effetti e alle conseguenze del coinvolgimento, in modo diretto o indiretto, dei bambini o degli adolescenti a forme di violenza. Le conseguenze più significative possono essere lo sviluppo di comportamenti aggressivi e antisociali e, in ogni caso, la difficoltà nei rapporti con i coetanei e nei rapporti sociali in genere. E’ ancora diffusa la convinzione che i bambini autori di abusi nei riguardi di animali non fanno altro che compiere un percorso quasi obbligato nel cammino della loro crescita. Nulla di più sbagliato. La ricerca ha spiegato che quei bambini che maltrattano animali lo fanno in risposta a un disagio e sono molto probabilmente loro stessi vittime di altre violenze, il più delle volte commesse proprio dalle figure più significative per loro”.

Il divertimento sembra essere il principale motivo all’origine di atti di maltrattamento dei riguardi degli animali commessi dai bambini e dai preadolescenti. Il 5,6% dell’intero campione, infatti, ha dichiarato di averlo fatto “Per divertimento”. I maschi sono più del doppio delle femmine: rispettivamente l’ 8% e il 3,2%.

PERCHE’ SI MALTRATTA?
La seconda motivazione che i ragazzi hanno dato è legata alla ricerca di qualcosa che interrompa la monotonia. Il 2,8% del campione, infatti, ha indicato “Per noia, non sapevo cosa fare” (3,7% dei ragazzi e del 2% delle ragazze).

Il 2,3% del campione ha risposto “Perché l’ho visto fare ai miei amici” (il 2,4% dei maschi e il 2,1% delle femmine). “Per vedere come soffre l’animale” è la risposta data dal 2% del campione, il 2,6 dei maschi e l’1,5% delle femmine. Ovviamente non poteva mancare l’influenza dei media: l’1,6 del campione ha risposto: “Perché l’ho visto fare in tv”, il 2,3% dei maschi e lo 0,9% delle femmine.

Alla domanda: “Vi erano altre persone che con te facevano del male all’animale?” l’8,9% del campione, ha risposto: “No, ero solo”: a rispondere il 10,8% dei maschi e il 7,1% delle femmine.Il 4,7% del campione, invece, era insieme a “compagni o amici”, il 7,3% dei maschi e il 2% delle femmine. “Sì, vi erano altre persone adulte” è stata la risposta dello 0,8% del campione, lo 0,9% dei maschi e lo 0,6% delle femmine.

MALTRATTAMENTI ED EMOTIVITA’
“Se hai fatto del male ad un animale cosa hai provato?”
a questa domanda il 5,5% del campione ha risposto: “Dopo mi sono sentito in colpa”, il 6,35% dei maschi e il 4,5% delle femmine.

“Dopo ero triste pensando a ciò che avevo fatto” è stata la risposta del 2,6 del campione, il 3,7% dei maschi e l’1,5% delle femmine. L’1,7% del campione, ha risposto: “A volte mi sento male, non sempre”, il 2,3% dei maschi e l’1,2% delle femmine. “Mi sono divertito” (1,5% del campione, il 2,5% dei maschi e lo 0,4% delle femmine). “No, non mi sento male per l’animale” (1,3% del campione, l’1,6% dei maschi e l’1,1% delle femmine. Lo 0,8% del campione ha risposto: “Mi sono sentito sereno”, l’1,3% dei maschi e lo 0,3% delle femmine.

“Ho provato una sensazione piacevole che non so spiegare”: così l’1,3% del campione (lo 0,8% sia per i maschi che per le femmine).

“Siamo portati a ritenere che il male sia lontano da noi, proiettandolo sugli altri e facciamo di tutto per non scorgerlo in noi o nelle persone a noi care. Purtroppo il maltrattamento degli animali è uno dei mali più diffusi nella nostra società, che investe anche il mondo dei più giovani. Per questo sono importanti le politiche giovanili tese all’educazione e al rispetto di tutti i viventi. Resta, però, il fatto positivo che la stragrande maggioranza degli studenti intervistati è contro ogni forma di maltrattamento e sensibile alla causa dei diritti animali e questo è davvero un bel segnale per un futuro migliore”, conclude Troiano.

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