Gli orsi del Trentino, l’ecosistema e il presidente Mattarella

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L’anno scorso Daniza. E oggi un altro dei suoi compagni corre il rischio di essere abbattuto. Sempre lì, in Trentino, dove gli orsi non sono arrivati per propria volontà ma per un progetto voluto dall’Unione Europea e finanziato da tutti noi.

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Il presidente della Provincia ha infatti firmato un’ordinanza che lascia poco spazio all’orso incriminato per aver aggredito mercoledì 10 giugno un uomo che passeggiava nei dintorni di Trento in compagnia del proprio cane-

Ha ragione la Lav:  ciò che è accaduto quella sera impone una approfondita riflessione, non tanto sugli obiettivi del progetto, quanto sulla gestione degli animali selvatici che hanno trovato in quei luoghi un territorio ideale per la loro vita e la loro riproduzione.

E la riflessione deve essere necessariamente focalizzata sulle problematiche derivanti dalla convivenza uomo-orsi e sulle azioni non più derogabili per ridurre i conflitti tra i diversi soggetti.

Secondo la Lav, la Provincia Autonoma di Trento, pur essendo riuscita a ricostituire una popolazione vitale di orsi sul suo territorio, “non ha mai dato sufficiente rilievo alla diffusione delle buone pratiche da attivare nel caso di un incontro tra uomo e orso. Ed è questo il motivo a cui ricondurre gli incidenti che fino ad oggi si sono registrati su quel territorio”.

E’ con questo spirito che l’associazione oggi ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo il suo intervento.

Ecco la lettera completa formata dal presidente della Lav, Gianluca Felicetti.

Signor Presidente della Repubblica,

ci permettiamo di disturbarla per una questione che sta molto a cuore a soci e sostenitori della LAV, oltre che a tanti cittadini italiani, ma che coinvolge direttamente anche tutti quelli europei e, senza alcuna presunzione, i cittadini di tutto il Pianeta. Si tratta di una questione sulla quale la nostra Costituzione, con l’articolo 117, riconosce l’esclusiva competenza dello Stato.

E’ di qualche giorno fa la notizia di un nuovo incontro uomo-orso, avvenuto nel territorio trentino in cui l’uomo coinvolto ha riportato importanti ferite, che ci auguriamo guariscano presto, ma fortunatamente nulla più. La Provincia di Trento arrogandosi il potere diretto di gestione degli orsi sul proprio territorio, demandato dalle norme vigenti allo Stato, ha così disposto l’abbattimento dell’animale.

Come noto, l’introduzione dell’orso in quella Provincia non è stato un atto derivante dall’iniziativa di qualche originale amministratore locale, ma un importante progetto cofinanziato dall’Unione Europea, che vuole ricostituire una popolazione vitale di orsi lungo tutta la dorsale che va dai Balcani fino alla Penisola Iberica. Un progetto di successo, il cui obiettivo non si limita alla semplice reintroduzione degli animali, ma che punta a tutelare e rafforzare gli equilibri degli ecosistemi, con importanti positive ricadute per l’ambiente, così come definito dall’articolo 117 della nostra Costituzione.

Ciò che è accaduto la sera di mercoledì 10 giugno impone una approfondita riflessione, non tanto sugli obiettivi del progetto, quanto sulla gestione degli animali selvatici che hanno trovato in quei luoghi un territorio ideale per la loro vita e la loro riproduzione. E la riflessione deve essere necessariamente focalizzata sulle problematiche derivanti dalla convivenza uomo-orsi e sulle azioni non più derogabili per ridurre i conflitti tra i diversi soggetti.

Riteniamo che la Provincia Autonoma di Trento, pur essendo riuscita a ricostituire una popolazione vitale di orsi sul suo territorio, non abbia mai dato sufficiente rilievo alla diffusione delle buone pratiche da attivare nel caso di un incontro tra uomo e orso. Ed è questo il motivo a cui ricondurre gli incidenti che fino ad oggi si sono registrati su quel territorio.

La nostra associazione ha fatto la sua parte per stimolare la presa in carico di questo problema da parte dell’Amministrazione che guida la Provincia di Trento, la quale però non ha mai dato alcun cenno di riscontro e, quel che è certamente più grave, non ha ancora predisposto alcun progetto teso alla regolare diffusione delle informazioni fra i cittadini residenti ed i tanti turisti che frequentano quelle zone lungo tutto il corso dell’anno.

Il problema degli incidenti, se dovesse acuirsi, potrebbe mettere a serio rischio la sopravvivenza degli animali – già oggi oggetto di invettive di parte di consiglieri provinciali di Trento, che incitano i cittadini ad imbracciare i fucili per farsi giustizia da sé – determinando di conseguenza il fallimento del progetto.

Per questo motivo ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, perché nel pieno rispetto delle autonomie locali, la gestione degli orsi del Trentino sia riportata nell’alveo delle competenze Statali, così come disposto dall’articolo 117 della Costituzione. E’ necessario che lo Stato predisponga con estrema urgenza due azioni che fino ad oggi la Provincia di Trento non è stata in grado di proporre:

· una seria, diffusa, puntuale campagna informativa sulle linee guida per la serena convivenza tra gli orsi e gli uomini;

· la profonda revisione del PACOBACE, il protocollo che dispone le azioni verso gli orsi considerati problematici, al fine di garantire la massima tutela degli orsi, così come disposto dalle Direttive Comunitarie e dalle norme nazionali.

Solo operando urgentemente nel senso sopra proposto, sarà possibile garantire la sicurezza dei cittadini e quindi il pieno successo del progetto di reinserimento dell’orso.

Attendiamo dunque un Suo autorevole intervento, ben conoscendo la sua sensibilità sulla tutela degli animali e della natura oltre che del Suo ruolo di garante della nostro Costituzione.

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