Nutrie (e cinghiali) raccontano il fallimento delle amministrazioni pubbliche nella gestione della fauna

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Nutrie: per la loro uccisione 250mila euro sono stati stanziati dalla Regione Veneto per il 2015, sotto forma di contributo, con una deliberazione pubblicata sul Bur il 27 aprile scorso (articolo 21 quello relativo alle nutrie).

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Lo stesso ha fatto la Regione Lombardia (che conterebbe sul proprio territorio un milione di nutrie di cui nel solo mantovano 180mila) stanziando 300mila euro. Il provvedimento è stato impugnato dal Governo.

Stessi provvedimenti anche per altre Regioni, fra cui l’Emilia Romagna dove, nella sola provincia di Modena in 6 anni sono state “inutilmente” uccise 51mila nutrie e spesi decine di migliaia di euro. Inutilmente perché le nutrie sono ancora lì. A testimonianza che lo sterminio non serve a nulla. 

In Veneto ora scattano i piani di abbattimento: la scorsa settimana la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità Luca Coletto di concerto con l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, ha infatti fornito le direttive ai Comuni per disciplinare la caccia a questa specie.

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Ai Comuni e non più alla Province perché in base alla normativa nazionale del 2014,  le nutrie non sono più considerate fauna selvatica (sono state declassate al “livello” dei topi), e quindi non sono più controllabili solo con piani di abbattimento selettivo predisposti dalle Province.

Quella normativa le definisce “specie nociva” come topi e talpe. E la gestione della loro morte passa quindi ai Comuni.

“Lo sterminio delle nutrie non serve”, continua a ripetere da anni  il biologo Samuele Venturini, il papà della nutrie più famosa d’Italia, Willie.

Venturini spiega che I piani di abbattimento non sono efficaci, specialmente nel medio e lungo termine. Dalle statistiche notiano che più uccidi animali e più l’anno successivo ne devi uccidere ancora, se un metodo fosse valido sarebbe efficace nel lungo termine. Esistono metodi di tipo ecologico che possono essere utili in questi casi, per esempio le reti a tenuta antigambero oppure lasciare delle fasce tampone, cioè di vegetazione spontanea, le cui radici tengono stabile la struttura“.

“Far ammazzare le nutrie dai cacciatori significa riproporre un sistema fallimentare sotto ogni punto di vista” aggiunge Tatiana della LAV di Venezia chiamando in causa i cacciatori che si sarebbero candidati quali riferimenti per l’uccisione delle nutrie sul territorio veneziano.

nutrie“Sono anni che questi miti roditori, importati in Italia dagli allevatori di animali da pelliccia e da loro stessi liberati sul territorio, vengono uccisi a decine di migliaia in tutto il Paese” spiega Tatiana a nome della Lav.

E aggiunge:Il clima di caccia alle streghe del quale le prime vittime sono proprio le nutrie, non ha minimamente risolto i problemi che vengono ad esse imputati. Anzi, stando alle lamentele degli agricoltori e degli enti di bacino, sono addirittura aumentati, segno evidente ed inequivocabile che l’uccisione indiscriminata delle nutrie non è una soluzione.  Tutt’altro, i danni aumentano con l’aumentare delle uccisioni, i dati sono lì a confermarlo.

La vicenda delle nutrie, oltre al sangue versato inutilmente, mette ancora una volta in risalto il fatto che gli animali, non potendosi difendere, diventano spesso un comodo capro espiatorio per i tanti interessi personali di diverse categorie umane:

gli allevatori che le importarono dal Sud America per il loro interesse economico e poi le liberarono colpevolmente sul territorio avviando l’invasione;

le amministrazioni pubbliche che non sono state in grado di proporre soluzioni efficaci, limitandosi a dare il via libera al massacro operato con grande disponibilità dai cacciatori;

lo Stato che ha rimosso le nutrie dalle specie di fauna selvatica, salvo poi rendersi conto di averla combinata grossa impedendo il rimborso dei danni lamentati dagli agricoltori;

gli inesistenti danni alle arginature denunciati per intascarsi i fondi pubblici, come accaduto nella vicenda che vede alcuni funzionari AIPO – Agenzia Interregionale per il fiume Po – della provincia di Rovigo, indagati per aver sottolineato in un verbale la necessità di interventi urgenti per mettere in sicurezza alcuni tratti di argine, che in realtà non presentavano problemi, intascandosi così almeno 500 mila euro.

Se Venezia dovesse dare retta ai cacciatori, non farebbe altro che perpetrare il sistema che ha già dimostrato tutta la sua inefficacia.

nutrieE’ ora che lo Stato e le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, si adoperino per trovare soluzioni realmente efficaci, svincolate dagli interessi di categorie che nelle nutrie vedono solamente l’opportunità per truffare lo Stato o per passare il proprio tempo ammazzandole.

Solamente lo sviluppo di un farmaco che agisca sulla natalità degli animali può rappresentare una soluzione definitiva, incruenta e pienamente efficace. Un farmaco che già esiste e viene usato da decenni negli USA per contenere il numero degli animali selvatici delle grandi praterie del nord. Si tratta solamente di adattarlo”.

Mentre la mattanza sta per iniziare (e non solo quella delle nutrie: da oggi caccia aperta ai cinghiali sui Colli Euganei), è alle ultime battute un bel documentario che racconta le nutrie. Nel bene e nel male. 

The Invasion è prodotto dalla Silos Production di Mantova e realizzato con il crowdfunding su Produzioni dal Basso.

Dovrebbe essere disponibile entro novembre. Nel frattempo ecco il trailer.

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. marilena2946 ha detto:

    Questi politici (sui quali non esprimo la mia opinione perchè sarebbe impubblicabile!) non ascoltano nemmeno le parole degli esperti, perchè si ritengono i PIU’ esperti, sanno tutto sugli animali, l’ambiente, i fiumi, i mari e chi più ne ha più ne metta. E i risultati si vedono oh sì se si vedono…

    "Mi piace"

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