Green Hill, condannati gli attivisti che liberarono i beagle: i cani sono oggetti

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Il tribunale di Brescia, oggi, ha condannato 12 dei 13 animalisti a processo per l’assalto all’allevamento di cani beagle Green Hill di Montichiari avvenuto il 28 aprile 2012.

Camilla
Camilla

Le pene vanno da otto a dieci mesi. Una sola assoluzione. Durante l’assalto, è noto, vennero portate via decine di cani, molti dei quali cuccioli. Una sentenza per lo meno contraddittoria con altre sentenze legate alla complessa vicenda giudiziaria di Green Hill.

I 13 attivisti erano imputati a vario titolo per furto, rapina, lesioni e resistenza al pubblico ufficiale. Imputazioni pesanti e solo perché avevano salvato più di una sessantina di cani beagle dall’allevamento. Quello stesso che venne posto sotto sequestro per il delitto di maltrattamento ed uccisione di animali, dopo pochi mesi da quel giorno di liberazione, il 17 luglio 2012.

Il 23 gennaio scorso, inoltre, i titolari dell’allevamento e il medico veterinario sono stati condannati  per i reati di uccisione e maltrattamento e l’allevamento ha poi definitivamente chiuso anche a seguito dell’approvazione della nuova normativa sulla sperimentazione animale che vieta in Italia allevamenti di cani allevati per la sperimentazione.

GREEN HILL: ANIMALISTI LIBERANO ALCUNI CUCCIOLI BEAGLE

“La difesa degli attivisti in questo processo”, spiegano alla Lav, ” ha contestato fino in fondo che potessero essere ritenuti colpevoli coloro che hanno liberato animali allevati in una struttura in cui è stato successivamente accertato, dallo stesso Tribunale, il maltrattamento e la morte, sottolineando la titolarità in capo all’animale di posizioni giuridiche tutelate dal diritto e l’impossibilità di considerare la vita di un animale al pari di un bene mobile oggetto di furto ed invocando, comunque, la legittima difesa dei ragazzi nell’interesse degli animali”.

Secondo la Lav questa sentenza va a confliggere con il riconoscimento dell’animale quale soggetto, essere senziente e non cosa.

Con la conseguenza che gli attivisti coinvolti non hanno  rubato qualcosa (i cani non solo cose) ma piuttosto hanno salvato vite animali da maltrattamenti e uccisioni, come poi confermato successivamente dallo stesso Tribunale di Brescia con la storica sentenza di condanna per l’azienda del 23 gennaio scorso.

Lav auspica che la Corte d’Appello “possa valutare diversamente i fatti, alla luce dei successivi accadimenti nella struttura e relative vicende processuali, nonché un intervento legislativo che intervenga a chiarire una volta per tutte che un animale non può essere considerato mera proprietà privata”.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. marta7803 ha detto:

    Sì in effetti questa sentenza cozza con quanto stabilito sulla chiusura del canile…
    hanno salvato i cagnolini e se non avessero fatto quello che hanno fatto, quegli animaletti sarebbero ancora prigionieri…perchè naturalmente nessuno sapeva nulla nessuno ha mai visto niente …in Italia bisogna fare rumore per ottenere giustizia. quindi auspico che davvero l’appello possa cancellare le condanne….

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    1. zoelagatta-d ha detto:

      Speriamo…quello che fa più male è che i cani, esseri senzienti come stabilito anche dal trattato di Lisbona, siano considerati oggetti. E quindi quel giorno straordinario non furono “liberati” ma “rubati”

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  2. paulinawar ha detto:

    Non ci sono parole!

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