Nel nome del lupo: un dossier per proteggerlo

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lupo

Nel corso degli ultimi quattro decenni, l’Italia è stata un simbolo europeo per il successo nella conservazione del lupo. Nell’Europa meridionale, l’Italia rappresenta un esempio, per i governi nazionali e
per la comunità scientifica specializzata, su come gestire una specie emblematica ma talvolta problematica in un ambiente ad alta densità umana, evitando l’uso di metodi invasivi estremi come l’abbattimento.

Una protezione rigorosa e l’uso di metodi di coesistenza non letali hanno permesso il recupero della popolazione e la ricolonizzazione delle specie nei loro areali storici.

Eppure, nonostante il recente aumento del numero di individui e l’espansione dell’areale, la popolazione di lupi italiana è ancora molto vulnerabile allo sterminio locale, dovuto a pressioni antropiche (veleno, spari, incidenti stradali) e la natura casuale di questi eventi suggerisce di mantenere una valutazione cautelativa.

Va nella direzione della prudenza e del ripensamento l’incontro che Lav ha organizzato a Roma per il 14 aprile.

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Un incontro per chiedere al ministro dell’Ambiente Galletti di non gridare “al lupo, al lupo” e “non fare precipitare l’Italia nel Far West, introducendo uccisioni di lupi, ibridi e cani vaganti”, ma anche per presentare il Dossier Verso un piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”  (eccone una sintesi) e della posizione dei maggiori esperti internazionali in materia di conservazione del lupo, che si schierano contro le uccisioni previste dal Ministro dell’Ambiente Galletti. In rappresentanza dei firmatari saranno presenti gli autori, i biologi portoghesi Duarte Cadete e Sara Pinto che illustreranno le ragioni scientifiche, morali, ecologiche e sociali, per cui l’approvazione del nuovo Piano rappresenterebbe un clamoroso salto indietro nel tempo, e una vergogna per il nostro Paese.

“Il Ministro dell’Ambiente Galletti vuole davvero essere ricordato per aver riaperto, dopo quasi mezzo secolo,  la “caccia” al lupo e consentito l’uccisione di cani vaganti, fatto proibito dal nostro ordinamento da ben 25 anni?” si chiede Massimo Vitturi della Lav.

Spiegando che  “il Ministero dell’Ambiente e la Conferenza delle Regioni si apprestano a varare il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo che consentirà gli abbattimenti di lupi e ibridi e renderà addirittura possibile dare la caccia e uccidere i cani vaganti (cani randagi o lasciati incustoditi o persino quelli che si fossero smarriti … ), contro il divieto fissato per legge nel 1991.

Un piano predisposto per la gestione del lupo,  cosa assolutamente vietata nel nostro ordinamento. Un atto inaccettabile, sotto il profilo scientifico e ancor più sotto quello morale, che riporta indietro l’Italia di mezzo secolo.”

 

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