Zoomafia, un’emergenza

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Combattimenti die cani in crescita. La cupola della carne. Le corse clandestine di cavalli. Il traffico internazionale di cuccioli:  il Rapporto Zoomafia della Lav, come ogni anno, fa luce su crimini nascosti, spesso sistematici e seriali, che mietono migliaia di vittime animali.

Pecs

Redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, il rapporto è alla sua diciassettesima edizione e analizza lo sfruttamento criminale di animali avvenuto nel 2015.

“È sempre più evidente la presenza di una sorta di affaristi zoomafiosi formati da imprenditori senza scrupoli e speculatori che, per il raggiungimento dei loro obiettivi, creano sinergie scellerate con delinquenti, funzionari collusi e faccendieri, uniti dall’interesse economico comune – afferma Ciro Troiano-.

Segnali di questo tipo si rilevano nel traffico di cuccioli, nella gestione dei canili, nell’allevamento e macellazione di animali, nella distribuzione agroalimentare. Nel traffico di cuccioli, ad esempio, è noto l’interesse di alcuni esponenti della camorra, mentre nella gestione dei canili basta ricordare le vicende di “mafia capitale”, che hanno evidenziato il tentativo di accaparramento degli appalti comunali. Sul piano investigativo occorrerebbe intervenire più approfonditamente per far emergere questi profili criminali e per adottare strategie di contrasto più radicali.

Parimenti occorrerebbe intensificare l’analisi e il contrasto a tutte le forme di maltrattamento organizzato di animali, come ad esempio i combattimenti tra animali e le corse clandestine di cavalli, per individuare e reprimere in primis proprio il loro profilo organizzato e programmato, poiché si tratta di forme di maltrattamento intrinsecamente consociative che trovano la loro consumazione solo sotto forma di evento pianificato e strutturato”.

SOS COMBATTIMENTI 200xCombattimenti
Nel 2015, rispetto all’anno precedente c’è stato un aumento del 64% dei cani sequestrati e del 110% delle persone denunciate: 46 cani, tra cui 30 pit bull, e 21 persone denunciate, tra cui un minorenne.

Un combattimento è stato interrotto in flagranza. Si tratta di una vera emergenza. Gli scenari sono quelli di illegalità, degrado, criminalità diffusa. Detenzione di armi clandestine, furto di energia elettrica, ricettazione, possesso di droga: sono alcuni dei reati accertati nell’ambito dei combattimenti.

Persone denunciate, combattimenti fermati, ritrovamenti di cani con ferite da morsi, o di cani morti con cicatrici riconducibili alle lotte, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine dal 1° luglio 2016 è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

copertinaTraffico di cuccioli
La tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive vere e proprie organizzazioni transazionali. Tenendo presente solo i casi di cui siamo venuti a conoscenza (ma in realtà sono molti di più), sono circa 500 i cuccioli sequestrati (dal valore complessivo di circa 400mila euro) e 28 le persone denunciate nel 2015.

Nei Paesi di origine i cuccioli vengono allevati in strutture fatiscenti e venduti per pochi euro, spesso arrivano ammalati e accompagnati da falsi pedigree e da documentazione contraffatta. La regia del business fa capo a gruppi organizzati che importano gli animali e li smerciano attraverso venditori compiacenti o tramite annunci su Internet.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & scommesse
I numeri relativi alle corse clandestine e alle illegalità nell’ippica parlano da soli: 11 interventi delle forze dell’ordine, 2 corse clandestine bloccate, 13 persone denunciate, 9 persone arrestate, 15 cavalli sequestrati solo nel 2015. In 18 anni, da quando abbiamo iniziato a raccogliere i dati per il Rapporto Zoomafia, ovvero dal 1998 al 2015 compreso, sono state denunciate 3366 persone, 1253 cavalli sequestrati e 113 corse e gare clandestine bloccate. Solo nel 2015 sono stati 69 i cavalli che correvano in ippodromi ufficiali risultati positivi a sostanze vietate. Tra le sostanze somministrate ai cavalli anche la Benzoilecgonina (metabolita della cocaina).

I traffici internazionali di fauna e il bracconaggio
Il traffico internazionale di animali o parti di essi, uno dei pericoli principali per la sopravvivenza delle specie minacciate, trova nel nostro paese un’importante punto di arrivo e di transito.

Crotali, macachi, varani, boa, pitoni, rane freccia, testuggini, puma, cebi cappuccini, leopardi, tigri, canguri, iguane, caimani, aquile, pappagalli, tartarughe azzannatrici, farfalle, cavallucci marini, ma anche caviale, corallo, avorio, corni di rinoceronti, borse, cinture e portafogli prodotti in pelle di animali protetti, farmaci derivati da specie protette: sono solo alcuni degli animali o parte di essi sequestrati.

Nel 2015 il Servizio CITES ha effettuato controlli su 12.574 animali vivi tra tartarughe, pappagalli, felini e primati (ad esclusione dei pesci), 6.896 piante vive (5.200 cicas) e 221.230 parti e derivati (210.000 sono prodotti in pelle di rettile).

Il bracconaggio uccide 8 milioni di uccelli, vengono abbattuti illegalmente anche specie rarissime come il Nibbio Reale e il Capovaccaio, secondo dati Lipu. In tre anni oltre 100 lupi sono morti per cause non naturali. Sono stati ammazzati anche 5 Ibis sacri. La vendita di animali imbalsamati e il traffico di fauna per l’alimentazione umana muovono un giro d’affari milionario.

Armi da fuoco clandestine, fucili modificati, silenziatori, puntatori laser, congegni esplosivi, munizioni, lacci, reti, coltelli, machete, trappole di vario tipo, cianuro e veleni vari: l’arsenale dei bracconieri.

I “canili per delinquere”
11 tra canili e strutture – con oltre 1500 cani e 200 gatti – sequestrati nel corso del 2015 e 13 le persone denunciate per reati che vanno dalla truffa al maltrattamento, all’esercizio abusivo della professione veterinaria, secondo i dati in nostro possesso (sempre senza la pretesa di essere esaustivi).

Il business randagismo è una vera manna per trafficoni, imbroglioni e affini che mirano alle convenzioni con gli Enti locali. La situazione del randagismo in alcune aree della Penisola continua ad essere una vera emergenza, con conseguente allarme sociale e preoccupazioni vere o presunte per la sicurezza pubblica. Cani tenuti in pessime condizioni igieniche, ammalati e non curati, tenuti in strutture fatiscenti, sporche e precarie, animali ammassati in spazi angusti, denutriti: questi alcuni casi accertati nel 2015.

Un mare di illegalità
Sono sempre più evidenti gli interessi dei sodalizi criminali per tutta la cosiddetta “filiera dal pesce”, dall’attività di pesca alla vendita all’ingrosso, da quella al dettaglio fino alla ristorazione.

Nel 2015 diverse inchieste hanno portato a sequestri e denunce contro appartenenti a clan che controllavano segmenti del “mercato ittico”. Il mare viene saccheggiato da organizzazioni dedite alla pesca di frodo con esplosivi, alla raccolta di datteri e ricci di mare destinati al mercato clandestino di ristoratori compiacenti, e alla pesca illegale di novellame, pesce spada e tonno rosso.

Continua senza tregua la guerra per le vongole, raccolta illegalmente in zone di divieto. Si registrano sempre con maggior frequenza furti su commissione in allevamenti e vivai ittici di ostriche, mitili e pesce rivenduti al mercato nero.

Da menzionare anche il fenomeno della pesca e della commercializzazione delle Oloturie, meglio note come “Cetrioli di mare”: i mercati asiatici arrivano a pagare fino a 600 euro al chilo. Il Mediterraneo è sovra sfruttato: secondo il Wwf ogni anno vengono pescati 1,5 milioni di tonnellate di pesce, con l’85% delle subpopolazioni soggette a pesca commerciale sovra pescate e l’89% esaurite.

La “Cupola del bestiame”
La penetrazione della criminalità organizzata nel mondo degli allevamenti, della macellazione e della distribuzione della carne trova un’evidente conferma dai dati giudiziari del 2015, basta vedere i provvedimenti adottati dalla magistratura o i sequestri della polizia giudiziaria: terreni, allevamenti di bovini e ovini, caseifici, aziende bufaline.

Ogni anno scompaiono nel nulla circa 150.000 animali. L’abigeato, reato da sempre sottovalutato, è in realtà un vero business per la criminalità organizzata. Solo in Sicilia nel 2015 si sono registrati più di 12 mila animali da allevamento rubati o smarriti.

Sui Monti Nebrodi in Sicilia è stato registrato un crescente aumento di casi di furto di animali – cavalli, agnelli, mucche, pecore. La mafia dei pascoli, messa in pericolo da nuovi provvedimenti, ha ripreso a sparare, come dimostra l’attentato subito dal presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.

Sullo sfondo un vero sistema di malaffare legato alla gestione di allevamenti, alle truffe, al traffico illegale di medicinali e sostanze dopanti, al furto di animali da allevamento, alla falsificazione di documenti sanitari. Diverse le forme di macellazione clandestina, che vanno da quella domestica, o per uso proprio, a quella organizzata, riconducibile a traffici criminali, da quella collegata alla caccia di frodo a quella etnica. Le sofisticazioni alimentari creano sempre maggiore allarme sociale.

Tonnellate di alimenti di origine animale sequestrate. Nel 2015 sono stati chiuse dai Nas 1035 strutture del sistema agroalimentare con il sequestro di 25,2 milioni di prodotti alimentari adulterati, contraffatti, senza le adeguate garanzie qualitative o sanitarie, o carenze nell’etichettatura e nella rintracciabilità. Dai 38.786 controlli effettuati dai Nas nell’ultimo anno sono emerse non conformità in un caso su tre (32%).

I pirati dei fiumi
Il bracconaggio ittico, un’attività silenziosa che non suscita clamore, eppure si tratta di un fenomeno in aumento e che crea allarme e preoccupazione negli addetti ai lavori. In alcune province del Nord i fiumi sono saccheggiati da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’Est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei riguardi degli addetti ai controlli.

Pescano di tutto e rivendono al mercato nero, soprattutto il Siluro (Silurus glanis), un pesce particolarmente apprezzato nei paesi dell’Est e per questo oggetto di vere e proprie rappresaglie in stile militare nei nostri fiumi. Un giro d’affari di svariati milioni di euro l’anno. La pirateria fluviale si accompagna alla sparizione, ovvero ai furti, di barche e motori, in forte aumento.

I dati delle Procure: ogni ora un nuovo fascicolo per reati contro gli animali
Dall’analisi dei dati delle Procure, prendendo in esame un campione di Procure di cui sono disponibili i dati sia per il 2014 che per il 2015, si evince che nel 2015 c’è stato un aumento del 3% dei procedimenti penali per reati contro gli animali, mentre gli indagati sono diminuiti del 4%.

L’Osservatorio Nazionale Zoomafia, come ogni anno, ha chiesto a tutte le Procure Ordinarie (140) e a quelle presso i Tribunali per i Minorenni (29) dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2015, sia noti che a carico di ignoti, e al numero indagati per reati a danno animali: uccisione di animali (art. 544bis cp), maltrattamento di animali (art. 544ter cp), spettacoli e manifestazioni vietati (art. 544quater cp), combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali (art. 544quinquies cp), uccisione di animali altrui (art. 638 cp), abbandono e detenzione incompatibile (art. 727 cp), reati venatori (art. 30 L. 157/92) e traffico illecito di animali da compagnia (art. 4 L. 201/10).

Le risposte sono arrivate dal 70% delle Procure. In particolare le risposte sono arrivate da 93 Procure Ordinarie, su un totale di 140, pari al 66% del totale e da 25 Procure presso i Tribunali per i Minorenni su un totale di 29, pari all’86% del totale. Sommando le risposte delle Procure Ordinarie e delle Procure presso i Tribunali per i Minorenni si arriva al 70% di tutte le Procure del Paese.

Il totale dei procedimenti sopravvenuti nel 2015, sia a carico di noti (Mod. 21) che di ignoti (Mod. 44), per i reati a danno degli animali e per il campione del 66% delle Procure Ordinarie è di 6249 (2843 a carico di noti e 3406 a carico di ignoti) con 3749 indagati.

La proiezione dei dati su scala nazionale conferma, tenendo presente le dovute variazioni, il dato relativo all’apertura di un fascicolo all’ora per reati a danno di animali e di una persona indagata ogni 90 minuti. Il reato più contestato è quello di maltrattamento di animali, art. 544ter cp, con 1870 procedimenti, pari al 29,93% del totale dei procedimenti (6249), e 1252 indagati.

Seguono: uccisione di animali, art. 544bis cp, con 1789 procedimenti, pari al 28,63%, e 354 indagati; reati venatori, art. 30 L. 157/92, con 1315 procedimenti, pari al 21,05%, e 1164 indagati; abbandono e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, art. 727 cp, con 896 procedimenti, pari al 14,34%, e 735 indagati; uccisione di animali altrui, art. 638 cp, con 316 procedimenti, pari al 5,6%, e 86 indagati; traffico di cuccioli, art. 4 L. 201/10, con 26 procedimenti, pari allo 0,41%, e 45 indagati; spettacoli e manifestazioni vietati, art. 544quater cp, con 21 procedimenti, pari allo 0,33%, e 44 indagati; infine, organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, art. 544quinquies cp, con 16 procedimenti, pari allo 0,25%, e 69 indagati.

Per quanto riguarda il traffico illecito di animali da compagnia, reato previsto e punito dall’art. 4 L. 201/10, si registra una diminuzione del 18,75% dei procedimenti e un aumento del 4,6% del numero degli indagati: sono stati aperti 26 procedimenti (24 noti e 2 ignoti), con 45 indagati.

La geografia dei crimini contro gli animali
La tabella dei dati pervenuti dalle Procure ci dà uno spaccato reale dei reati contro gli animali accertati sul territorio nazionale e ci consente anche un’analisi della distribuzione geografica dei crimini contro gli animali.

Un dato che appare singolare e atipico è rappresentato dalla Procura di Sassari dove non risultano iscritti per l’anno 2015 procedimenti penali per i reati presi in esame. Appare davvero inverosimile che nell’intero distretto di tale Procura non si siano verificate forme di maltrattamento di animali. Basta fare una veloce verifica in Internet per imbattersi nell’allarme avvelenamenti e uccisione di animali in alcune zone della provincia o in casi di maltrattamento di animali risalenti al 2015.

Dato anomalo anche quello di Savona dove non sono stati registrati reati di uccisione, maltrattamento e detenzione incompatibile di animali, oltre che per combattimenti e spettacoli e manifestazioni, ma solo 9 procedimenti per reati venatori, di cui 5 noti e 4 ignoti, con 6 indagati. Ovviamente il dubbio non è sulla veridicità dei dati rilasciati dalle Procure, ma sull’effettivo accertamento di tali reati.

Dopo i casi di Sassari e Savona, la Procura con meno procedimenti per reati contro gli animali è quella di Trapani con 8 procedimenti e 4 indagati. Seguono Vasto con 12 procedimenti e 8 indagati; Crotone con 12 procedimenti e 6 indagati; Sciacca con 13 procedimenti e 7 indagati: Lamezia Terme con 14 procedimenti e 9 indagati.

La Procura di Brescia, sempre in base al campione del 70% analizzato, si conferma quella con più procedimenti iscritti per reati contro gli animali nel 2015: 456 procedimenti con 340 indagati. C’è da dire che oltre la metà dei procedimenti, 278 fascicoli, pari al 61% del totale, riguarda i reati venatori con il 71% degli indagati (243 persone).

È noto che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia quindi il numero dei procedimenti per tali reati influisce notevolmente sulla media totale dei reati contro gli animali registrati. Segue Cagliari con 192 procedimenti e 146 indagati.

Anche in questo caso i reati venatori sono quelli più registrati: 108 fascicoli, pari al 56% dei procedimenti con 71 indagati, pari al 72% del totale degli indagati. Non è un caso che anche la provincia di Cagliari è un territorio martoriato dal bracconaggio, come i fatti giudiziari dimostrano. Seguono Verona, con 179 procedimenti e 98 indagati; Catania con 175 procedimenti e 104 indagati; Firenze, con 171 procedimenti e 108 indagati; Udine con 162 procedimenti e 46 indagati; Bergamo, altra provincia con una forte pressione venatoria, con 160 procedimenti e 102 indagati. I fascicoli per reati venatori sono 70, oltre il 43% del totale e gli indagati 64, oltre il 62%. Ancora: Siracusa con 140 procedimenti e 51 indagati; Forlì con 138 procedimenti e 53 indagati; Palermo con 130 procedimenti e 73 indagati; Grosseto con 129 procedimenti e 79 indagati; Torino, con 128 procedimenti e 92 indagati; Latina con 109 procedimenti e 55 indagati, Padova 102 procedimenti e 88 indagati.

 

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