Vita e morte (violenta) di un polpo

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Sull’intelligenza dei polpi tutti i ricercatori sono d’accordo: il polpo è un animale cosciente di sé e giocherellone.

Polpo @Lorenzo Terraneo

Personalmente, me ne sono accorta l’anno scorso quando, mentre ero ferma con l’acqua del mare greco a metà gambe, mi son0 sentita qualcosa che frusciava sulle gambe.

Mi sono spostata, pensavo a un’alga. Ma quel fruscio strano è tornato. Allora ho guardato in acqua: un giovane polpo mi girava attorno alle gambe con movimenti flessuosi e allegri. Sembrava proprio che giocasse e che tentasse di stabilire una relazione con me.

Non mi stupisce. anche se ovviamente mi addolora, la nuova indagine di Essere Animali.

Il team investigativo dell’associazione ha documentato la pesca tradizionale del polpo, una pratica sconosciuta , in aumento in tutti i mari italiani e causa di morte e sofferenza per milioni di animali che la scienza oggi considera dotati di capacità incredibili.

“Sono intelligenti, coscienti di sé e di ciò che accade attorno a loro, al punto che quando vengono pescati cercano di fuggire dalla barca e i pescatori devono subito stordirli con metodi che però sono improvvisati, condannando questi animali ad una lenta agonia”.

Nessuna legge li tutela, la pesca del polpo infatti non è in alcun modo regolamentata, viene praticata tutto l’anno e non vi sono limiti nel numero di animali che possono essere pescati e nemmeno nelle loro dimensioni.

“Metodi inumani” dichiara Jonathan Balcombe, etologo inglese ritenuto uno dei massimi conoscitori al mondo di questa specie.

L’associazione lancia la campagna #SalvaIlPolpo per stimolare una riflessione sulla pratica della pesca. In un pratico ricettario, scaricabile gratuitamente, un menù sano e gustoso, completamente vegetale, per invitare le persone ad alimentarsi in modo sano e gustoso “lasciando i polpi liberi di vivere la loro vita nelle acque del mare.”

 L’indagine di “Essere Animali” ha documentato diverse battute di pesca del polpo, mostrando in un video tutte le fasi di questo tipo di pesca che, nonostante il carattere tipicamente non intensivo, oggi incide notevolmente sul numero di polpi pescati per il mercato alimentare italiano:

? i polpi vengono pescati con un’esca chiamata “polpara” o tramite i “tramagli”, reti da posta flottanti calate a pochi chilometri dalla costa dove gli animali rimangono impigliati

? successivamente i pescatori uccidono i polpi lacerandogli il cervello con un coltello o con un morso, metodi improvvisati che non sempre garantiscono una morte istantanea

? quando le barche giungono a terra il polpo viene lanciato ripetutamente a terra e sbattuto con un apposito legno, un procedimento che ha lo scopo di ammorbidire la carne prima che sia consumata.

? nei porti non è raro incontrare questi meravigliosi animali, capaci di un apprendimento sofisticato, ancora agonizzanti in attesa di essere venduti.

«Mi ha rattristato molto sapere dello sterminio di grossi numeri di polpi da parte dei pescatori italiani, e dei metodi inumani utilizzati per prenderli e ucciderli.

Di tutti gli invertebrati i polpi hanno forse la più alta complessità percettiva e di comportamento, che include emozioni, personalità, capacità di gioco e di risolvere problemi. Possiamo e dobbiamo trattarli meglio.»

Jonathan Balcombe, etologo, scrittore, è Direttore del programma “Animal Sentience” dello Humane Society Institute for Science and Policy e Direttore del Dipartimento di “Animal Studies” della Humane Society University di Washington, DC.

In 270 milioni di anni di evoluzione il polpo ha sviluppato una biologia unica, oltre che abilità sorprendenti. Gli scienziati sono assolutamente concordi nel sostenere che il polpo, un mollusco invertebrato marino, prova sofferenza ed è cosciente di sé e del mondo che lo circonda, esattamente come noi esseri umani e gli altri animali vertebrati.

È intelligente. Ben due terzi dei suoi neuroni risiedono nei tentacoli, che sono capaci ognuno di compiere un’attività diversa e anche di auto-rigenerarsi, al punto che è lo stesso polpo che sceglie di perdere volontariamente un tentacolo, se ciò è necessario ad esempio per sfuggire da un predatore.

È capace di risolvere problemi complessi. Alcuni studi hanno dimostrato che i polpi sanno orientarsi in un labirinto o aprire contenitori, anche quelli con chiusura “a prova di bambino”, ricordando le soluzioni e dimostrando un’ottima memoria.

È in grado di utilizzare strumenti. Costruisce dei ripari, si difende dai predatori o semplicemente… gioca, capacità questa tipica solo di alcune specie.

È abilissimo nel mimetizzarsi. La sua pelle può mutare colore fino a 177 volte in una sola ora e, a differenza di altri animali marini con simili capacità, non sceglie di assumere i colori dell’ambiente circostante, ma di un oggetto preciso, come una conchiglia o un’alga.

Può modificare nell’immediato alcune sue funzioni fisiologiche. Riesce cosi a sopravvivere anche negli ambienti più estremi, come ad esempio in acque molto fredde e infatti ha colonizzato i mari e gli oceani di tutto il mondo.

Ha un’ottima vista. Il suo occhio è simile al nostro: è capace di mettere a fuoco e vede nitidamente i colori.

Nonostante queste incredibili capacità non siamo abituati ad attribuire al polpo, così come a tutti gli animali marini, la giusta considerazione morale.

“Come tutti i pesci anche i polpi uccisi a scopo alimentare sono meno tutelati dalle leggi e sono sottoposti a violenze che, se fossero esercitate su animali di altre specie, ci farebbero inorridire. Le stesse statistiche non rendono loro dignità, fornendo i dati delle uccisioni non contando i singoli individui, ma le ‘tonnellate di animali’ ”, dichiarano i responsabili dell’associazione.

Il consumo di polpo in Italia ha una range che varia da 1,5 a 5,1 kg pro capite all’anno. La maggior parte di questi animali viene pescata nei mari di Marocco, Spagna e Senegal: 47 mila tonnellate di polpi sono catturati dai pescherecci con reti a strascico e la loro carne viene poi venduta prevalentemente congelata.

Ma altre 3000 tonnellate di polpi sono pescati in Italia, principalmente in Sardegna dove la pesca di questi animali ha rappresentato il 34,4% del totale ma anche in Puglia, Campania, Toscana, Sicilia con percentuali attorno al 20%.

Il fatto che questa carne sia proposta “fresca” in molti ristoranti ha intensificato negli ultimi anni il fenomeno della “piccola pesca”. Le immagini raccolte da “Essere Animali”, che ha seguito da vicino diverse di queste battute di pesca, non documentano quindi un piccolo mercato di nicchia, infatti la “piccola pesca”, a dispetto del nome, incide oggi per il 15% nella totalità del pesce pescato e i ricavi che ne derivano, in considerazione dell’alto valore economico della specie catturate e del canale di vendita commerciale diretto, rappresentano il 23% di quelli dell’intero settore della pesca.

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