#Grecia / Patrasso: l’attesa e la fuga di centinaia di disperati

Una arriva, centinaia vorrebbero partire.

Una sbarca dall’Italia, libera di muoversi in questa Europa unita e senza frontiere.

Centinaia di invisibili vorrebbero invece imbarcarsi verso l’Italia. Non solo liberi. Sono in fuga. Spesso da mesi. In alcuni casi da anni,

Siamo arrivati a Patrasso alle due di notte. La Anek da Venezia aveva fatto bel 5 ore di ritardo. Non c’era nessuno al porto che aspettava la notte di Natale.

La banchina era deserta. Gli ultimi camion greci avevano preso la strada di casa. Il porto si stava fermando per qualche giorno.

La nave avrebbe ripreso il largo, verso Venezia, solo dopo Santo Stefano.

Neppure “loro” c’erano.  Erano rimasti al riparo di tende improvvisate, fra fabbriche abbandonate lungo il porto, stretti fra sogni e coperte sporche.

Nulla è cambiato. Sono sempre centinaia i migranti disperati che sopravvivono nel porto di Patrasso, aspettando il momento buono per imbarcarsi clandestinamente sui traghetti che li porteranno in Italia.

Uomini soprattutto. Ma anche giovanissimi. Alcuni perfino di 10 anni.  Soli sono la maggior parte di loro. Abbandonati al loro destino eppure così fermamente decisi ad arrivare in Italia e poi da lì raggiungere il nord Europa, raccontano i volontari di Food Kind che due volte al giorno portano a questi disperati del cibo appena cotto.

Filio Kontrafouri, della tv Cgtn, racconta la storia di Ajman, afgano, 15 anni, che quasi ogni notte salta il recinto del porto e cerca un camion dove nascondersi. Un camion che lo porterà fuori dalla Grecia. Ma fino a oggi non c’è riuscito.

Vive ormai da alcuni mesi in una fabbrica abbandonata Ajmal e sembra non aver paura del futuro. E’ deciso a tentare il tutto per tutto nei giorni che verranno dopo Natale, quando i collegamenti con l’Italia riprenderanno con regolarità.

Ma la notte del 24 dicembre, quando a Patrasso perfino il mare stava in silenzio, Ajmal si è fermato e si è concesso una piccola gioia: l’orchestra di Patrasso è venuta qui al porto per suonare per loro e la gente ha portato a tutti i kourabiedes, i dolci natalizi greci con le mandorle.

Un angolo di pace nell’inferno di una fuga senza fine.

 

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