Animali e arte a casa dell’ultimo doge

Passariano (Udine) – Per ragioni di vita personali non sono mai riuscita a partecipare ai Rave organizzati da Tiziana e Isabella Pers.

Ma le ho seguite, incontrate, ammirate, scoperte nel loro atelier nascosto in un piccolo paese del Friuli, vicino a Palmanova. A mangiare pasta e ceci e a raccontarsi di animali, sentimenti di donna, arte.

A ritrovare, in quella soffitta, il nesso sottile che lega femminismo, ambientalismo, animalismo.

E quell’arte che nella necessità politica vuole andare oltre se stessa, uscire dai confini, riconfermare – superando Benjaminun’aura di unicità gravida di futuro. Ma che al tempo stesso non appartiene a nessuno. E’ libera e irriproducibile.

Mi ha toccato nel fondo del cuore la loro arte di passione civile.  Ce n’è bisogno.

Tiziana, che non si stanca mai di dipingere e fare arte per i diritti degli animali.

Isabella, che insegue le storie dimenticate dei migranti e quelle ancora sconosciute di coloro che sono obbligati a lasciare le loro case per colpa del clima che cambia.

E quanto mi è piaciuto quel loro impetuoso e divertito lavorare in famiglia. Con il piccolo Ivan, 6 anni, che partecipa alle opere di mamma Tiziana e zia Isabella.

Così, proprio perché mi ero persa i Rave ed ero decisa a non vivere di nostalgia, mi sono portata a casa i ritratti della mucca Ugola, la prima salvata da Tiziana in un ardito scambio arte-vita, e dell’asina Cometa Morena, anche lei salvata dalla morte.

Isabella e Tiziana Pers con Wendy @Claudio Bettio Taiabati
Isabella e Tiziana Pers con Wendy @Claudio Bettio Taiabati

Da domani, 3 febbraio, la nuova sala esposizione della Barchessa di Levante di Villa Manin, appena restaurata, offre l’occasione a tutti di fare il punto sulla storia di  RAVE East Village Artist Residency attraverso le opere prodotte in sette anni di attività da parte degli artisti ospitati nella residenza friulana.

L’hanno chiamata questa mostra ANIMA(L) Rave. A sottolineare come la radice di anima-li sia l’anima. Quella che il loro sguardo ci sbatte in faccia ogni giorno. Andando a morire per noi. Increduli e vittime. Quella che noi rischiamo di perdere.

La mostra è anche l’occasione per fermare il tempo e incidere sulla pelle viva di noi tutti quei sette anni.

Se è vero, come ha scritto Tomas Saraceno, ospite di Rave nel 2016, che “Il tempo della residenza a Villa Manin è diventato meno un oggetto, un pacchetto (un prodotto). Ha assunto la forma di un segmento di durata, una durata bergsoniana progressivamente tracciata da un ragno in una soffitta. Che gli animali costruiscano architetture per abitare il tempo piuttosto che lo spazio?”.

Ugola
Ugola

In risposta a Tomas Saraceno, potrei solo dire che lo sguardo della cavalla Nina, dell’asina Rosa, della cana Vanda che vivono con me e quelli di tutti gli anima-li con cui ho condiviso il filo sottile e magico dell’empatia, hanno creato quel sentimento di tempo sospeso, di spazio condiviso, di felicità e amore senza possesso che ho trovato nel Canto alla durata di Peter Handke. Una durata che esiste solo quando la nostra anima si unisce all’anima dell’Altro.

La mostra di Villa Manin, curata da Daniele Capra oltre che da Isabella e Tiziana Pers, raccoglie per la prima volta i lavori svolti da Regina José Galindo, Igor Grubić, Ivan Moudov, Adrian Paci, Diego Perrone e Tomás Saraceno durante il periodo trascorso  in Friuli Venezia Giulia.

Le sorelle Pers, e con loro chiunque sia stato coinvolto da RAVE East Village Artist Residency , hanno sentito la necessità di fare il punto su un progetto artistico che non ha eguali in Italia e  che si svolge nella campagna friulana dove, in grandi prati, vivono animali sottratti all’industria alimentare.

Artisti e animali insieme in una condizione di libertà che ha favorito lo sviluppo di un dialogo tra animali umani e non umani mettendo gli artisti ospiti nella condizione di portare avanti la propria ricerca con uno spirito e una sensibilità mai sperimentati prima. In quei luoghi e in quei giorni non si è fatta solo arte:  si sono confrontati filosofi, scrittori, attivisti, giornalisti e critici d’arte, in percorsi interdisciplinari rivolti allo sguardo “dell’assolutamente altro”.

In mostra Il video La oveja negra (La pecora nera) che racconta la performance realizzata da Regina José Galindo, in cui l’artista è rimasta interrata con le braccia e le gambe, a carponi, tra una dozzina di pecore e agnelli salvati dal macello che vivono liberi con un’attivista sulle colline friulane, mentre i belati si sentivano per tutta la vallata.

L’artista si è fatta in questo modo monumento vivente alla pecora nera, non solo in accezione autobiografica, ma anche in riferimento agli intellettuali dissidenti di ogni tempo e agli ultimi per eccellenza: gli animali. Nelle parole della critica Iara Boubnova: “La dedizione del sé e il sacrificio corporeo dell’artista alludono a pratiche sciamaniche, ma anche proseguono sulla traccia delle metodologie impiegate da Ana Mendieta e Marina Abramovic. La oveja negra è così un potente manifesto dell’alterità”. L’intera performance è stata trasmessa in diretta streaming al Museo Macro Testaccio, nelle architetture del grande ex mattatoio romano.

Do Animals…? è invece un articolato progetto di Igor Grubić, sviluppato a partire da un’analisi condotta nell’ex-macello di Gorizia, ora impiegato dalla Biolab, azienda che produce alimenti vegani.

Bjork
Bjork

Il progetto è composto da sequenze video riprese negli ambienti prima e durante la riconversione, una serie di manifesti realizzati in collaborazione con il Quartiere Intelligente, come domande sospese scaturite dalle immagini stesse, un’intervista video dove Ivan Tavazzi, ex-lavoratore di un mattatoio ed ora attivista per i diritti animali, risponde alla psicoterapeuta Erica Costantini.

L’ex macello si fa luogo dell’assenza per eccellenza. In questi spazi sospesi, dove si percepisce il passaggio di ciò che è stato, una sola presenza: Bjork, una cana adottata, è l’unico animale ad esserne entrato e poi uscito vivo. Il progetto riflette sulle prospettive nascoste alla vista e gli aspetti psicologici di ciò che accade all’interno delle scatole nere dei mattatoi, e palesa con un tono pacato ma fermo le dinamiche di sfruttamento del mondo animale, alludendo al possibile superamento del conflitto tra animali umani e non umani.

Il video Stones documenta l’installazione di Ivan Moudov nel cortile di Casa Cavazzini, sede della Galleria di Arte Moderna di Udine, realizzata grazie all’inserimento di uno strato di gommapiuma sotto il livello sul quale sono collocati i sassi del giardino interno dell’edificio.

Ivan Moudov, Stones
Ivan Moudov, Stones

Il pavimento risulta così inaspettatamente morbido (il visitatore della mostra è stato volontariamente tenuto ignaro della cosa) e provoca in colui che vi transita uno sprofondamento dei propri piedi di qualche centimetro. Questo spinge i sassolini ad infilarsi tra i piedi dentro la tomaia delle scarpe o, nel caso si usino i sandali, tra le dita. È questa così per l’osservatore un’ironica presa per il naso e nel contempo è anche un monito a non dare per scontato niente di ciò che vede, sia nella vita di tutti i giorni che tra le pareti di un museo. Più in generale Stones di Moudov rappresenta un manifesto di come l’arte dovrebbe essere: scomoda e in grado di farci vedere guardare al mondo con uno sguardo mai prima sperimentato.

Il video di Adrian Paci Inside the Circle inscena, in modo simbolico, i rapporti tra uomo e animale attraverso le figure di una donna e di un cavallo all’interno di un recinto, entrambi nudi l’uno di fronte all’altro, allo stato di natura.

L’opera mostra come sia possibile instaurare una relazione tra uomo e animale utilizzando lo sguardo ed il corpo, con il suo codice linguistico arcaico costituito da gesti, movimenti, versi. Inoltre il video – che iconograficamente ricorda la rappresentazione di giovani donne insieme all’unicorno nei bestiari medievali – è metafora poetica delle relazioni tra parte femminile e maschile, poiché allude al contrasto tra la bellezza della donna, centripeta per lo sguardo e l’eros, e la potenza virile simboleggiata dal cavallo, deflagrante ma dispersiva. In una pluralità di prospettive supera tale immaginario: in una danza primordiale dalle dinamiche di branco emergono l’incontro ed il dominio al medesimo tempo.

Il film ha visto la partecipazione di Tiziana Pers e del cavallo Tor De Chirincito, che lei salvò nell’estate del 2009. Di questa performance scrisse anche il NYT: “L’istruttrice è sorprendentemente una donna molto bella, che, proprio come il cavallo, è nuda. Il tempo dell’essere umano danza con il ritmo dell’animale ”.
Human time dances with animal time.

Inside the Circle
Inside the Circle

In Piedi, Diego Perrone invita dei bambini a giocare con il proprio corpo, dopo aver incontrato Vincent e Pedro, un asino e una capra da poco salvati dal mattatoio. Ai bambini viene infatti richiesto di dipingersi l’un l’altro le piante dei piedi.

Poi, per realizzare ritratti reciproci dei piedi, vengono date loro macchine fotografiche, che, nelle loro mani, diventano instabili, capovolte, tremolanti, ma nel contempo intime e vere come sarebbe un disegno realizzato da essi a matita. In questo modo gioco, fantasia e sperimentazione coincidono, in un’azione che non è concettualmente differente dall’estro creativo che un artista può provare nella sua attività di ricerca. Il focus di questo lavoro non è quindi il riferimento all’animale in sé – sempre presente a se stesso – ma la processualità stessa del lavoro, intesa come progressione di momenti conseguenti ed evoluzione naturale di forme.

Le opere che costituiscono Expanse NGC by a Tegenaria domestica sono state realizzate da Tomás Saraceno prelevando delle ragnatele abbandonate dal sottotetto di Villa Manin, nelle vicinanze della nicchia del timpano dove sono collocati i meccanismi dell’orologio.

In quell’area un ragno della specie Tegenaria domestica ha pazientemente deposto i propri fili costituendo delle strutture perfette, fondendo insieme conoscenze di geometria, di tecnica delle costruzioni, di comportamento e strategia animale. Saraceno racconta così, sotto forma di un prelievo documentativo, le mille abilità di quel ragno, e più in generale l’incanto della natura, capace di costruire delle architetture con dei materiali apparentemente fragili e delicati ma preziosi.

 

ANIMA(L)RAVE
Regina José Galindo, Igor Grubić, Ivan Moudov, Adrian Paci, Diego Perrone, Tomás Saraceno
a cura di Daniele Capra, Isabella Pers e Tiziana Pers

inaugurazione sabato 3 febbraio ore 18
4 febbraio – 11 marzo 2018
venerdì 15.00 – 19.00
sabato e domenica 10.30 – 13.00 e 15.00 – 19.00

Villa Manin, Barchessa di Levante
info@raveresidency.com
+39.348.7450871
+39.324.8628511

mostra organizzata da RAVE East Village Artist Residency
assistenti di progetto: Margherita Barnabà e Simona Cossu
in collaborazione con ERPaC – Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, Servizio promozione, valorizzazione e sviluppo del territorio
con il supporto di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
in collaborazione con Musiz Foundation, Trieste Contemporanea, Gallinae in Fabula, OIPA, ALL/Università degli Studi di Udine, Creaa
main partner Vulcano, Unità di produzione Contemporaneaù
un ringraziamento a Biolab, Restiamo Animali e Filiera del Legno Fvg
RAVE è un progetto ideato da Isabella e Tiziana Pers con Giovanni Marta, e Daniele Capra, Giuliana Carbi, Nico Covre, Martina Peruch

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...