Emma muso storto: dopo l’abbandono, la scommessa della vita

Aveva appena 8 giorni Emma. Otto giorni ed è stata levata alla madre che ancora la nutriva.  Ed è stata caricata su un’auto assieme a due cani che avevano vissuto un’intera vita alla catena. Lei non capiva. Piangeva. Non si reggeva quasi in piedi. Aveva bisogno della sua mamma. Per crescere e per imparare a fare il suo mestiere: tirare in carretto.

Su e giù per le strade e le campagne della Romania. Come fanno centinaia di equini che questo paese, entrato nell’Unione europea nel 2007, sfrutta fino alla morte. E non è una parafrasi. Fino alla morte significa fino a quando non hanno più fiato. Fino a quando non diventano bolsi e non ce la fanno più a tirare il carretto. Fino a quando non si fanno male a una gamba e non si reggono in piedi. Poi li buttano. Li abbandonano.

Emma appena trovata
Emma appena trovata

Emma, 8 giorni, e i due cani sono stati abbandonati. Scaricati lontano da casa.  I cani sono fuggiti alla ricerca di cibo. Soli ma finalmente liberi. Emma non sapeva che fare. Senza la mamma, senza saper e poter mangiare da sola. E cosa poi?

La colpa di Emma è solo quella di avere una malformazione del muso che non le avrebbe certo impedito di tirare il carretto come faceva la mamma. Per questo è stata abbandonata.

La prima fortuna di questa piccola puledrina baia è stata quella di incontrare una ragazza che ha capito la gravità della situazione e che ha chiamato la polizia del paese.

La seconda fortuna è che la polizia ha avvertito Save the dogs and other animals, l’associazione della milanese Sara Turetta che in Romania salva cani, gatti, cavalli e asini, che ha inviato sul posto la veterinaria Roxana che l’ha visitata, l’ha caricata su un trailer e l’ha portata a Impronte di gioia, il rifugio di Cernavoda di Save the dogs.

Emma bel musetto storto
Emma bel musetto storto

E’ ormai da una decina di anni che Save the dogs ha deciso di prendere in carico anche i cavalli, che hanno un costo di mantenimento  infinitamente superiore a cani e gatti e che possono essere adottati solo a distanza.

Non potevano fare altrimenti Sara e il suo staff.  E’ dal 2007 che i cavalli in Romania stanno ancora peggio di prima. 
In quegli anni, nel tentativo di ridurre il numero di incidenti stradali legati ai cavalli e placare l’Unione Europea, la Romania ha vietato l’uso di carri trainati da asini e cavalli sulle strade principali (anche se non è difficile incontrarne).

Il risultato: un’improvvisa eccedenza di cavalli che sono stati trasformati da risorse e inutili pesi. Molto sono stati abbandonati e molti altri  sono stati venduti a peso dai loro proprietari per essere macellati e per poi essere esportati in tutta Europa. Ricordate lo scandalo della carne di cavallo nelle lasagne e nei tortelli? Il fil rouge porta anche qui, in Romania.  

Sebbene il Parlamento europeo abbia introdotto da tempo nuove indicazioni sul benessere degli animali da reddito, la Romania (e non solo questo paese) ha continuato a trattare i propri  cavalli nei modi più atroci. Sfruttandoli per il lavoro e per la carne di esportazione. Oppure abbandonandoli. 

Come è successo a Emma. Ma ora, da due settimane, per lei Roxana prepara ogni giorno i biberon di latte e un bel letto di paglia pulita e fresca. La rincuora. La fa diventare grande.

La cura e l’amore funzionano: Emma ha ripreso a nutrirsi regolarmente e giorno dopo giorno è sempre più forte e allegra. Forse anche perché ha conosciuto Gregor, un puledro che come lei ne ha passate tante, ma che ora è cresciuto e sta benissimo!

Ora Emma è al sicuro ma nessun veterinario ha sciolto la prognosi:  il suo musino storto potrebbe crearle dei problemi più avanti, quando il  cibo da liquido diventerà solido e dovrà iniziare a dover masticare bene bene, piano piano il suo foraggio come tutti i cavalli dallo svezzamento in poi. Non si sa bene se riuscirà a farlo in modo corretto. E’ ancora troppo presto per dirlo.

Il futuro di Emma è ancora avvolto dall’incertezza. Ma noi non possiamo girare la testa dall’altra parte. Emma deve provarci a crescere e a vivere.

Aiutiamola. Io l’ho fatto.

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