In Ungheria, là dove nasce il traffico dei cuccioli

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Un traffico illegale da 300 milioni di euro all’anno solo in Italia. Aggiungetevi la maggior parte dei paesi dell’Europa occudentale, dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna all’Austria e tirate le somme.

Il traffico dei cuccioli dai paesi dell’Est europeo è un affare milionario che le polizie di tutto il continente cercano di arrestare e che in Italia interessa anche mafia e camorra.

Sono stata a Pecs, in Ungheria, con i colleghi Aldo e Marco Pavan, per andare alle origini di un atto criminoso che ha per oggetti e soggetti piccoli cani innocenti.

Pecs

Il risultato del nostro viaggio è un reportage che andrà in onda domenica 4 maggio su Cronache Animali, Rai2, alle 10.30.

E’ stato reso possibile grazie alla fondamentale collaborazione del Corpo forestale dello Stato e di quello del Friuli Venezia Giulia (con l’aiuto indispensabile del maresciallo Claudia Comelli, una donna coraggiosa che negli ultimi tre anni ha sequestrato centinaia di cuccioli al confine di Stato con la Slovenia e con l’Austria), della Lav, grazie alla quale in Italia dal 2010 esiste una legge che vieta il traffico dei cuccioli, e di Vier Pfoten, un’associazione internazionale con sede in Austria che lo scorso novembre ha concluso un lavoro di indagine durato 8 mesi e che ha creato una piattaforma su web per raccogliere le testimonianze.

Pecs

I numeri raccolti da Vier Pfoten sono inquietanti e dimostrano quanto l’affare del traffico dei cuccioli negli ultimi 5 anni abbia toccato dimensioni tali da poter essere definito “industriale”.

Il margine di profitto delle organizzazioni criminose è tale da convincerli a rinunciare senza troppi problemi a qualche “carico” sequestrato.

I conti si fanno presto: compra dieci cuccioli di qualsiasi razza in Ungheria o Slovacchia (i paesi con i mercati più fiorenti e spregiudicati) a 500 euro (50 euro ognuno) e rivendili in Italia o in qualsiasi altro paese europeo a 5/6000. Fai un paio di viaggi alla settimana con un carico di 20, 50, ma anche 200 cuccioli, e moltiplica le entrate.

Un’attività che va alla grande, bisogna dirlo, anche grazie alla complicità di veterinari, allevatori, negozi. E acquirenti finali che poco sanno di questo traffico. E che cercano solo di spendere il meno possibile per un cucciolo di razza.

In Ungheria è facile trovare e comprare cuccioli a due lire. Andate al mercato di Pecs, al Kisallat Vasar (il mercato degli animali) la prima domenica del mese e troverete cuccioli di tutte le razze. Dalle 5 di mattina alle 2 del pomeriggio le contrattazioni sono aperte. Volete un chihuaua? Accontentati. Cercate un pastore del Caucaso? Trovate anche quello. Oppure un levriero afghano o un cane corso? Cercatelo, lo troverete.

Pecs

Lungo il viale alberato del mercato sono decine le macchine di famiglie che si improvvisano allevatori e vendono i propri cuccioli a un prezzo che varia dalle 50 alle 200 euro. Spesso vi forniscono anche di passaporto con fustelle di vaccinazioni. Ma  sono documenti falsi nella maggior parte dei casi.

Se fate un giro fuori dal paese vi accorgerete quante siano le famiglie che in Ungheria campano alle spalle di un traffico illegale e del commercio di creature viventi.

Pecs

La vita di questi cani può essere brevissima. Nati spesso in condizioni di scarsa igiene, tolti alle loro mamme a neppure un mese (la legge ungherese chiede almeno 8 settimane per poter essere venduti), trasportati in viaggi lunghissimi in condizioni estreme (spesso senza acqua e cibo), i cuccioli si ammalano e muoiono entro i primi 6 mesi di vita.

Pecs

Nel 2008 un’indagine dell’ordine dei veterinari ha rilevato che solo  il 15% dei cuccioli aveva documenti validi. Il 52% era malato. Il 34% era infetto da parassiti che per un cucciolo possono essere letali. Il 17% aveva funghi e malattie della pelle.

Un’altra indagine, questa volta inglese, rivela che almeno uno cucciolo su cinque acquistato su Internet ,muore entro i primi 6 mesi di vita.

Pecs

Difficile difendersi da consumatori quando vediamo un cucciolo che chiede aiuto. E ancor di più quando è un allevatore (o che si dichiara tale) che te lo propone.

Un’inchiesta in corso in Friuli Venezia Giulia, infatti, sospetta che parte dei cuccioli importati illegalmente finisca in vendita in allevamenti che poi li dichiarano nati lì.

Gli altri finiscono in quei negozi che ti promettono di procurarti ogni razza. Gli altri ancora vengono piazzati via Internet. Una modalità questa che cresce giorno dopo giorno. Sulla pelle dei cuccioli e a danno di chi li acquista.

 

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