Il suo canto libero: no alla Sagra dei Osei di Sacile

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BudoiaEra un giorno d’agosto di tanti tanti tanti anni fa. Avrò avuto vent’anni, forse meno, e stavo passando qualche giorno a Budoia, nella bella campagna friulana.

Giorni di passeggiate scalando i sentieri per raggiungere Mezzomonte, corse in bicicletta fino in Valcellina, gite in Vespa alla Santissima. Amici, amori, estate.

Poi venne Ferragosto e quell’ultimo fine settimana di vacanza campagnola.

Un amico mi disse: “Domenica prima dell’alba dobbiamo essere a Sacile. C’è la Sagra dei Osei (gli uccelli). Dobbiamo arrivare prima che faccia chiaro perché così sentiamo gli uccelli in gabbia che cantano. Il migliore vincerà la gara“.

Fu così che quando fuori era ancora notte prendemmo le bici e percorremmo con il fiato sospeso e il calore dell’aria agostana sul corpo quei pochi chilometri che separano Budoia da Sacile.

Arrivammo alle primissime luci dell’alba, stravolti dall’alzataccia e con quella leggera nausea dovuta alla corsa in bici a stomaco vuoto e alle due/tre ore dormite.

A Sacile

Piccole gabbie con piccoli uccelli stavano appesi tutti attorno a me. Piccoli canti si fecero eco. Iniziò un tordo. Gli fece eco il merlo. Poi perfino un’allodola si alzò sulle zampette per  cantarci il suo dolore.

In pochi minuti fummo travolti da un canto imprigionato. Si respirava dolore. Si anelava una libertà che non c’era più. Si implorava pietà.

A Sacile

Mi girò la testa. Fu una sensazione mai provata prima di stordimento. Come se il dolore di quei piccoli esseri mi fosse entrato nel corpo e lo stesse aggredendo, facendo a pezzi, dilaniando.

Fui presa da conati di vomito. Scappai dai miei compagni a due gambe, mi rifugiaia in un angolo e vomitai tutta l’anguria della sera prima.

Presi la bicicletta e fuggii il più lontano possibile da quel luogo di tortura.

A Sacile

Non sapevo nulla degli uccelli da richiamo. Ragazza di isola, non sapevo nulla delle crudeltà della caccia. Dovevo solo, egoisticamente, lasciarmi alle spalle tutto quel dolore.

Ma non mi fu possibile dimenticarlo. Tutti i giorni della vita che seguì a quall’alba, nei giardini e nelle terrazze delle case che ho abitato, mi trovavo a spiare i merli e i tordi sugli alberi. Volare felici. Cantare la vita. E il pensiero tornava a Sacile.

Solo molti anni dopo capii cosa c’era dietro quel canto soffocato e moltiplicato per cento, per mille, per milioni. Cercai e cercai ma non trovai mai il perché di tale violenza.

A Sacile

Ecco perché oggi, con gli Animalisti del Friuli Venezia Giulia, anch’io dico NO alla sagra dei Osei di Sacile che quest’anno si celebrerà il 17 agosto.

Ma fuori, per aprire quelle gabbie, saremo  molti. E un giorno tutto questo finirà. E forse ci ritroveremo tutti insieme a volare. E a cantare la vita.

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. gattamarilena ha detto:

    Sì forse un giorno tutto questo finirà me lo auguro perchè davvero non c’è nessuna giustificazione a tanto dolore.

    "Mi piace"

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