Venezia, il ritorno della foca

E’ domenica nella laguna di Venezia e sul far della sera i barchini tornano verso casa. Dopo una giornata di mare e sole.

Nadia e il suo compagno erano al termine di una bellissima giornata con la loro barca di sei metri, al largo della costa di Chioggia.

Erano ormai passate le 18 e la coppia stava per far ritorno alla darsena di ormeggio attraverso il canale del Brenta.  Ma la voglia di rientrare non era poi così pressante, quindi i due decidevano di fermarsi di fronte alla diga foranea che protegge la bocca del Brenta, un luogo dove spesso era capitato  di fare osservazioni interessanti.

A un certo punto avvistano una testolina scura a circa una ventina  di metri di distanza. “Hai visto? Si, ho visto, ho visto anch’io”. Mentre ancora i due discutevano sulla strana osservazione, domandandosi se per caso non potesse trattarsi di una tartaruga marina, la testolina riemerge spostata lateralmente di alcune decine di metri e poi giù di nuovo.

Pochi minuti di ricerca tutt’intorno per tentare di rivederla ed ecco ancora apparire l’animale, questa volta leggermente più vicino. Quando poi si immerge i due riescono persino a vedere anche una parte del dorso, scuro esattamente come la testolina.

“Ma è una foca, sì proprio una foca”.

A questo punto mano ai cellulari per immortalare la presenza. Passano dieci lunghissimi minuti senza ulteriori avvistamenti. Dal primo ne erano trascorsi ormai più di venti e il traffico di barche, che lentamente rientravano dal mare attraverso il canale del Brenta, era anche aumentato.

Giusto il tempo di riporre i cellulari e prepararsi a riavviare il motore che l’animale si riaffaccia proprio dietro alla poppa della loro barca, ben visibile da entrambi e soprattutto a distanza molto inferiore rispetto alle volte precedenti.

Uno scambio di sguardi tra loro tre che rimarrà ben impresso nella mente e nel cuore di tutti. A parte l’emozione, quest’ultimo avvistamento fornisce un dato aggiuntivo perché consente di notare una colorazione più chiara sul collo e in generale sulle parti inferiori dell’animale, che fino ad allora era apparso tutto molto scuro, quasi nero.

Era il 2013 quando una prima foca si affacciò timidamente in laguna di Venezia.

Dal mondo degli esperti naturalisti si levò allora un coro quasi unanime: “figurarsi, una foca monaca a Venezia…”.

Ma non tutti si unirono al coro. I volontari della Lipu di Venezia, che raccolgono pazientemente ogni segnalazione e spesso intervengono per prestare le loro cure a ogni essere vivente in difficoltà in laguna, non solo volatili, hanno voluto insistere nel vederci chiaro, si sono messi in contatto con il Gruppo Foca Monaca Italia la cui anima è Emanuele Coppola – e incredibilmente hanno avuto ragione.

Da allora la collaborazione tra Lipu veneziana e Gruppo Foca Monaca non si è interrotta.

“Calcolando come ci siano voluti più di dieci anni perché le segnalazioni del ritorno della foca monaca alle isole Egadi divenissero un dato scientificamente acquisito anche dalle Pubbliche Autorità”, spiega Coppola,“e mi riferisco alla notizia veicolata pochi giorni fa, con la prima foto di foca monaca da loro realizzata dall’ISPRA in una grotta di Favignana, direi che per le zone dell’alto Adriatico ci vorrà ancora qualche anno perché le nostre istituzioni ne prendano atto.  Detto ciò, non ho difficoltà a giudicare questa nuova segnalazione come la ripetizione di un copione già visto nel recente passato da quelle parti.

Ci troviamo ancora una volta di fronte ad una foca di giovanissima età, quasi certamente nata in qualche grotta delle coste istriane o comunque dell’area del Quarnero.


Animali che in quello stadio della loro crescita si confrontano con la necessità di trovare autonomamente il loro sostentamento e per fare questo coste, foci e aree lagunari sono quanto di meglio la regione possa offrire loro.

Se aggiungiamo a questo la notizia del ritrovamento dei resti di una foca adulta lo scorso anno in una località poco più a Sud, al confine con l’Emilia Romagna, possiamo ben dire che lo spontaneo ritorno della foca monaca in alto Adriatico è una bellissima novità di questi anni”.

A questo punto una domanda sorge spontanea: Quali sono le azioni urgenti da intraprendere? Siamo abituati da decenni a vedere associata ad ogni segnalazione di foca monaca la dichiarazione d’intenti di progetti faraonici. In questo caso io proporrei l’azione più difficile di tutte, ma senza dubbio anche la più efficace. Non fare proprio nulla. Già la cosa migliore sarebbe, una volta tanto, mettere un freno alle frenesie interventiste e limitarsi a prendere atto di questa bellissima novità”.

Gruppo Foca Monaca e Lipu invitano tutte le persone interessate a segnalare eventuali altri avvistamenti, raccomandando che gli animali devono assolutamente essere lasciati indisturbati.

Non bisogna in alcun modo tentare di avvicinarli e tantomeno cercare di toccarli nel caso fossero osservati distesi sulla riva. Quindi se l’incontro avvenisse a terra la raccomandazione è di avvisare le autorità e gli esperti e mantenere una distanza di almeno alcune decine di metri di rispetto, invitando anche altri a fare lo stesso.

Se invece l’incontro avvenisse in mare, come accade più di frequente, fermare il motore e limitarsi ad osservare e magari filmare la scena.

“Le foche sono esseri poco diffidenti”, aggiunge Coppola, “e non è da escludere che decidano spontaneamente di avvicinarsi. In ogni caso è assolutamente da evitare anche il minimo disturbo e soprattutto contatto fisico curandosi poi di tenere eventuali animali domestici sotto stretto controllo. Solo a patto di seguire queste semplici regole basilari mi sentirei di augurare…. “Buona visione a tutti””.

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